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Covid e app, che fine ha fatto Immuni?

Il primo febbraio uscirà un aggiornamento per l'app che avrebbe dovuto contenere i focolai di Covid. Scaricata da un italiano su dieci, in alcune regioni nell'ultima settimana non ha praticamente fornito notifiche. Eppure la tecnologia funzionerebbe

Quello di Immuni è stato, insieme ad Io e al cashback di Stato, uno degli argomenti più dibattuti tra il 2020 e il 2021. Pensata come applicazione a supporto al contrasto della diffusione della pandemia ma è stata, come l'ha chiamata Today, la vera Caporetto della strategia anti Covid italiana: l'app Immuni è stata scaricata su 10milioni 229mila 093 dispositivi che 9mila e 520 italiani hanno usato per comunicare a amici e contatti stretti la propria positività al coronavirus. Poco più di 85mila 225 persone sono state avvertite di essere venute a stretto contatto con un positivo. Detta senza numeri: il nulla.

La media è quella delle 50 notifiche a settimana per ogni singola regione ma con picchi nel Lazio (137), Emilia, Lombardia e Toscana (46) e quasi nessuna notifica in quasi tutte le altre regioni, anche a fronte di utenti che hanno segnalato la propria positività tramite la "chiave numerica". Per avere un parametro di riferimento, solo nella giornata di martedì 26 gennaio sono stati 10mila e 593 gli italiani che sono stati registrati positivi nel bollettino coronavirus. Questo perché sono in pochissimi ad aver l'applicazione sul proprio telefono. La percentuale di download è attorno al 19% rispetto al numero di abitanti. 

Da lunedì 1° febbraio verrà rinnovata la procedura di allerta sull’applicazione: per avvisare tutte le persone a rischio contagio sarà infatti sufficiente una telefonata. Chi effettua un tampone molecolare riceverà via sms un codice identificativo, che in caso di positività sarà sufficiente comunicare al numero verde dedicato 800.912491 per far partire subito la segnalazione. A quel punto comparirà immediatamente un’allerta sullo smartphone di tutti coloro che sono venuti in contatto con il caso positivo (secondo i criteri già esistenti alla base del tracciamento di Immuni), che potranno quindi rivolgersi al proprio medico di famiglia o ai servizi di Sanità pubblica per essere presi in carico. 

La novità, contenuta in un’ordinanza del Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, andrà a rendere ancora più immediato, e di conseguenza più efficace, l’avvio dell’attività di contact tracing, alleggerendo allo stesso tempo il carico di lavoro amministrativo del personale del Dipartimento di sanità pubblica, che potrà dedicarsi ai casi non rilevati da Immuni e per cui il tracciamento richiede più operazioni.

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