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Centomila euro per Agitu, la raccolta fondi per il suo sogno ha superato l’obiettivo.Sabato l'ultimo saluto

Solidarietà e amore avvolgono e mantengono viva la memoria della pastora etiope che tanto si è fatta apprezzare, non solo dai trentini

Raggiunto e superato, nella mattinata dell'8 gennaio, l'obiettivo della raccolta fondi organizzata per Agitu Ideo Gudeta, la donna brutalmente assassinata dal suo collaboratore Adams Soulemani il 29 dicembre del 2020. Diverse le azioni messe in campo dalle tantissime persone che conoscevano e stimavano la pastora etiope che allevava le sue capre secondo antichi metodi, tradizioni tramandate nella sua famiglia. 

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«Agitu Ideo Gudeta aveva un sogno» scrive Zebenay Jabe Daka, organizzatore della raccolta. «Un sogno umile eppure grandissimo. Umile perché aveva messo radici nelle terre incolte di una valle appartata del Trentino. Umile come la capra pezzata mochena in via d'estinzione di cui aveva deciso di prendersi cura. Dalle terre incolte, dalle capre era nato il grande sogno di Agitu, alimentato – come lei ha spesso raccontato – dall'amore: amore per il lavoro, amore per gli animali, amore per il territorio e per un formaggio che cambia il suo sapore e il suo profumo a seconda delle stagioni e della zona di pascolo. Il sogno di Agitu oggi è rimasto orfano. Non ha più chi se ne prende cura, chi lo alimenta con la passione e la fatica quotidiane, con la capacità di trasformare l'umiltà in grandezza».

Aperta nel giorno del suo compleanno, Agitu avrebbe spento 43 candeline proprio all'inizio del nuovo anno, è stata "solo" una delle tantissime azioni portate avanti in suo onore. Ognuno ha fatto la sua parte, c'è stato anche chi ha donato 1000 euro per quel sogno, per lei e le sue capre. Il dolore per la sua perdita è stato fortissimo, così come è la volontà di non fermare i suoi sogni. «Agi, come la chiamano gli amici, non è stata solo un'imprenditrice di sogni» prosegue Zebenay. «Per molti è stata un'amica, un esempio, uno stimolo a lavorare insieme per recuperare antichi saperi che, in questo nostro mondo post-industriale, hanno avuto un successo imprevisto mostrando una strada, una possibilità di vita che era stata dimenticata. Per onorare la memoria di questa imprenditrice fiera e coraggiosa, per coltivare i suoi progetti, coloro che hanno voluto bene ad Agitu promuovono una raccolta fondi. Il suo gregge di capre non deve essere smantellato, le terre che lei aveva affittato non devono tornare ad essere abbandonate. La sua sapienza nell'arte casearia deve trovare nuovi eredi. A giorni nasceranno i capretti che Agitu allevava con tanta passione. Queste nuove vite chiedono cure e attenzioni, quelle che Agitu non può più dare. Inoltre, i fondi verranno utilizzati per aiutare la famiglia a far fronte alle spese del trasferimento della salma in Etiopia».

Oltre alla raccolta fondi, nei giorni successivi alla sua prematura scomparsa sono stati organizzati momenti per ricordarla, avanzate richieste di adozione per quel gregge rimasto orfano, ma non solo, perché sono tanti i custodi che lo stanno proteggendo, così come aveva fatto lei per diverso tempo. «Figlia dell'Africa, laureata in Sociologia a Trento, formatasi nell'arte casearia in Francia, Agitu aveva saputo unire mondi, culture, persone, saperi. Oggi dobbiamo essere noi a unirci per lei e nel suo nome, facendoci carico dei suoi umili grandissimi sogni. Della creativa ed energica pastora della valle dei Mocheni non vogliamo ricordare la morte violenta, ma le idee e le capre felici, nonostante tutto».

Nel pomeriggio di venerdì 8 dicembre, a palazzo Geremia, il sindaco Franco Ianeselli e il presidente del Consiglio comunale Paolo Piccoli hanno accolto il fratello e la sorella di Agitu. A comunicarlo è stato l'ufficio stampa del Comune. Kuma e Bethelihem Ideo Gudeta hanno così voluto ringraziare la città della vicinanza e solidarietà espressa dopo la tragica morte della giovane donna. Un sentimento di affetto che si è espresso in tanti momenti, dalla fiaccolata in ricordo di Agitu alla raccolta fondi promossa da Zebenay Jabe Daka, presidente dell’associazione Amici dell’Etiopia, dai tanti messaggi di cordoglio alla panchina rosa che giovedì scorso ha preso il posto del banchetto della pastora al mercato solidale di piazza S. Maria Maggiore.

Sabato 9 gennaio alle 11 al cimitero monumentale di Trento è in programma una cerimonia di commiato. Circa un quarto d’ora prima, dopo il saluto dei familiari e la chiusura, il feretro verrà esposto sotto il colonnato antistante l’atrio delle camere mortuarie. L'eventuale partecipazione alla  breve cerimonia dovrà avvenire nel rispetto delle ormai consuete regole di sicurezza sanitaria, con l'obbligo di indossare la mascherina, mantenere un metro di distanza dalle altre persone ed evitare assembramenti. L’ingresso al cimitero sarà possibile solo dal cancello principale di via Madruzzo.

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