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Il 3 giugno riaprono le regioni ma Trentino e Veneto anticipano sulle province confinanti

Quello che finora si può fare nei comuni confinanti potrebbe essere esteso alle province di Belluno, Vicenza e Verona, ma si attende l'ok di Conte

Riaprire il Nord-Est: il "piano" del Governatore veneto Luca Zaia per anticipare il Governo sulla riapertura dei confini regionali (per ora fissata al 3 giugno) prosegue verso le regioni confinanti governate dai colleghi di partito Fugatti e Fedriga. Un primo accordo era stato raggiunto con il Trentino per garantire la mobilità delle persone che devono andare a trovare i propri congiunti nei comuni confinanti. Lo stesso accordo è stato concluso con il Friuli Venezia Giulia ma ora l'idea è di estendere la concessione non solo ai comuni ma alle province confinanti.

Accordo con il Veneto: ecco cosa si potrà fare

Per i trentini questo significherebbe potersi muovere, sempre per fare visita ai congiunti, nelle province di Belluno, Vicenza e Verona. E viceversa, naturalmente: i residenti di queste tre province potrebbero muoversi liberamente in tutto il Trentino.  All'accordo ha accennato anche il presidente della Provincia autonoma di Trento: "Non sarà domani, si parla della prossima settimana. Abbiamo avuto molte richieste in tal senso da parte dei cittadini, l'idea è di estendere quello che vale per i comuni alle province confinanti"

Province confinanti: firmato l'accordo

Non si è parlato, finora, di seconde case ma è chiaro che anche questo è un tema all'ordine del giorno, anche perchè secondo quanto si legge nella bozza del nuovo decreto il 18 maggio ci si potrebbe muovere liberamente (quindi senza più avere bisogno di motivazioni) all'interno delle regioni. A quel punto, se l'accordo fosse in vigore, ci si potrebbe muovere liberamente anche tra Trentino e le tre province confinanti.

Per ora il "piano" è stato inoltrato alle Prefetture e manca ancora il via libera del Governo. Non esiste un'ipotesi analoga sul versante Lombardo. Fugatti ha ribadito più volte come dalla Regione Lombardia sia arrivato un secco 'no' alla proposta. E forse, a giudicare da quanto avvenuto sul confine bresciano, dove ai gestori di un campeggio è stata recapitata una lettera piena di minacce per l'ipotetico arrivo dei "lombardi", i residenti non sono così vogliosi di aprire i confini. 

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