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Covid, vaccini nelle scuole: le ipotesi

Figliuolo: "Ci stiamo pensando, come si faceva una volta negli anni '70". Moderna e Pfizer/BioNTech stanno sperimentando l'efficacia dei vaccini sviluppati con Rna messaggero sui giovanissimi

Immagine di repertorio

Vaccini, giovani e quell'ipotesi di portare avanti la campagna nelle scuole nei prossimi mesi. «Ci stiamo pensando, come si faceva una volta negli anni ’70» afferma il commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo, a margine della sua visita all’hub dell'università di Porta di Roma. «Il prossimo step sarà sulle classi produttive, i vaccini arriveranno e maggio sarà un mese di transizione. Dopo pensiamo all’estate», ha detto il Commissario straordinario per l’emergenza Covid: «Quando avremo finito di immunizzare gli over 65 apriremo a tutte le classi di età. Dobbiamo concentrarci sugli over 60 per cui la media di vaccinati è ancora bassa. Superata la soglia dei 65, potremo pensare di aprire la campagna vaccinale a tutte le altre classi d'età».


Anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è intervenuto. «Innanzitutto, bisogna completare la vaccinazione degli insegnanti, siamo arrivati al 70%, dopodiché arriveremo a vaccinare anche i più piccoli. La vaccinazione nelle scuole è una strada da percorrere, ma completiamo la vaccinazione degli insegnanti e di tutto il personale, poi affrontiamo il problema anche dei ragazzi più grandi e progressivamente di tutti quelli che hanno meno di 16 anni» ha detto il ministro a Sky tg24.

Attualmente è ancora solo un'ipotesi visto che non c'è ancora un vaccino per i giovanissimi approvato dalle autorità sanitarie europee, quindi è doveroso procedere con cautela. Le sperimentazioni dei vaccini anti Covid nei bambini e negli adolescenti sono in corso. La loro autorizzazione da parte delle attività regolatorie potrebbe arrivare ¯in tempo per la riapertura delle scuole», secondo l'immunologo Sergio Abrignani, dell’Università Statale di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico.

Nei giorni scorsi Figliuolo aveva già parlato dei prossimi passi della vaccinazione: «A brevissimo apriremo le prenotazioni fino a 55 anni per chi ha comorbidità legate ai codici di esenzione: malattie neurologiche, del cuore, ipertensione, trapiantati. Nel frattempo, mettiamo in sicurezza gli over 65. Poi, con l’arrivo massiccio delle dosi, vogliamo dare i vaccini ai centri aziendali e aumentare la capacità di somministrazione» e una volta «coperti gli over 65, la mia idea, ancora non condivisa con chi prenderà la decisione finale, è di dire a tutti quelli che hanno più di 30 anni: andate e vaccinatevi. Poi ovviamente continueremo a immunizzare anche l’ultimo dei fragili». La vaccinazione anti-Covid in ogni caso non è obbligatoria nella popolazione generale né lo diventerà.

I vaccini per i più giovani

Moderna e Pfizer/BioNTech stanno sperimentando l'efficacia dei vaccini sviluppati con Rna messaggero sulle fasce d'età più basse: ci sono già i primi dati sui vaccini ai giovanissimi. La prima sperimentazione in fase 2/3, condotta da Moderna, è iniziata negli Stati Uniti nel dicembre 2020 su 3.000 ragazzi fra 12 e 17 anni e la stessa azienda ha appena avviato un secondo studio, chiamato KidCove, anche questo in fase 2/3 su 6.750 bambini da sei mesi a 11 anni.

È arrivata alla fase 3 la sperimentazione condotta dalla Pfizer/BioNTech su 2.260 ragazzi di età compresa fra 12 e 15 anni. Alla luce dei risultati positivi ottenuti, l’azienda si sta preparando a presentare la richiesta di autorizzazione alle autorità regolatorie di Stati Uniti (Fda) ed Europa (Ema) e prevede che il suo vaccino possa essere disponibile già in giugno. Ci sono anche altre sperimentazioni in corso.

Secondo un recente sondaggio italiano, circa il 75% dei giovani nostrani tra gli 11 e i 30 anni si dichiara a favore del vaccino antiCovid, dando la propria disponibilità a sottoporvisi. Una volontà espressa dal 54,6% dei ragazzi intervistati, mentre un altro 19,8% dichiara di essere sostanzialmente favorevole (pur manifestando qualche dubbio). Il 10,1% per il momento propende per il «no» ma non esclude in futuro di cambiare idea. L'8,7% dice di non essersi ancora fatto un'opinione a riguardo. Alla fine, dunque, appena il 6,7% mostra l'assoluta intenzione di non sottoporsi al vaccino.

«Ora inizia una grande operazione sui giovani, lo dico alle ragazze e ai ragazzi, non è una imposizione. Per ottenere la libertà di tornare ad abbracciarvi e fare tantissime cose assieme l'unica possibilità è vaccinarsi. Siano le ragazze e i ragazzi i protagonisti della prossima fase della campagna di vaccinazioni» ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti parlando all'inaugurazione del nuovo hub vaccinale. 

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