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Centro sociale Bruno: "riconosciuto nostro operato". Rossato: "Niente compromessi sulla legalità"

Lo scontro continua. Spaccatura netta tra la richiesta dei consiglieri e sulle posizioni assunte anche dalle istituzioni in queste settimane

Sul centro sociale Bruno continua lo scontro. Da una parte la parte attiva del centro, quella che da sedici anni garantisce “l'esistenza, la vivacità e l'autonomia di uno spazio di auto organizzazione, in cui si intrecciano generazioni e si realizzano numerose progettualità, emanazione concreta di un’azione politica che ha lo scopo di cambiare rotta per migliorare l’esistente”. A fine novembre, durante una seduta del Consiglio provinciale, i consiglieri Rossato e Moranduzzo avevano puntato il dito contro gli attivisti, avanzando la richiesta di sfratto. Richiesta, questa, rinforzata poi da un comunicato stampa inviato alla stampa il giorno successivo. E la questione è stata discussa anche altrove, non solo in Consiglio provinciale. Al momento, pare, ancora a favore di chi oggi fa funzionare il centro,. “Il nuovo tentativo di iniziare l’iter dello sgombero del Centro Sociale Bruno anche questa volta pare essersi arenato” affermano gli attivisti.

“Apprendiamo infatti dai giornali che il tavolo per l’ordine pubblico e la sicurezza tra Provincia, Comune, Commissariato del Governo e Questore, che si è svolto giovedì 21 dicembre 2022, si è concluso ammettendo che ‘il Centro sociale si è orientato ad attività sociali e questo gli viene riconosciuto’ e soprattutto che non c’è alcuna fretta di operare, anche perché per l'area ex Italcementi di Piedicastello non esiste un progetto definito o, bensì solo tante ipotesi”.

Da qui, dunque, le considerazioni degli attivisti nei confronti dei consiglieri si fanno ancora più dure e pungenti. “Quella dei consiglieri Moranduzzo e Rossato - si legge nella nota inviata dagli attivisti a un mese dal Consiglio incriminato -, rappresentanti della destra reazionaria e rancorosa di questo territorio, non è stata però solo un’uscita propagandistica come si poteva ipotizzare, ma un tentativo di determinare i rapporti di forza della giunta provinciale. Se il risultato che tanto ambivano non è arrivato, occorre provare a individuare le motivazioni, riconoscendo quanto abbiamo seminato in questi 16 anni di esistenza, ma anche soffermandosi sulle prospettive del prossimo periodo, sia per stabilizzare questa situazione, sia per individuare i terreni dove produrre trasformazioni sociali. La storia del centro sociale Bruno è scandita e plasmata dalle iniziative, dalle lotte e dai movimenti locali, nazionali e internazionali che abbiamo intrecciato in tutti questi anni”.

Se tante attività organizzate negli anni non bastano a convincere chi vuole svuotare quell’immobile, a dare un segnale importante di riconoscimento e di sostegno agli attivisti è stata la lunga lettera indirizzata alle istituzioni e sottoscritta da influenti personalità della cultura, del volontariato e dell'arte, a cominciare dallo storico trentino Quinto Antonelli, a cui si sono aggiunte numerose altre adesioni che hanno deciso di schierarsi al fianco delle persone che fanno parte del centro sociale Bruno. “Di questo – scrivono commossi gli attivisti - siamo davvero grati e sentiamo ancora più forti le responsabilità che investono tutto il nostro corpo collettivo”. Il Centro Sociale Bruno “è qui e ora: contro il deserto che avanza non smetteremo di seminare resistenze” concludono gli attivisti.

La replica di Rossato

Fulminea, in poche ore, è arrivata la replica della consigliera Rossato. "Come rappresentante delle Istituzioni, rispetto a prescindere le conclusioni a cui è giunto il tavolo per l’ordine pubblico e la sicurezza, certa che vi siano delle motivazioni che vanno ben oltre alle attività svolte all’interno della struttura. Non posso però scendere a compromessi per quello che riguarda il concetto di legalità, anche e soprattutto in considerazione e rispetto delle decine di associazioni che animano il territorio trentino e che si auto-sostengono pagando regolarmente, seppur con grande sacrificio, per gli spazi e i servizi di cui usufruiscono, rappresentando indiscutibilmente un vanto per la nostra Comunità. Leggo inoltre delle molteplici attività portate avanti nell’immobile occupato di Piedicastello e non posso non chiedermi con quali autorizzazioni e in base a quali requisiti esse vengano svolte, perché ciclofficine ed eventi musicali vari, ad esempio, sono assoggettati a licenze e diritti d’autore. È poi da evidenziare come anche la somministrazione di alimenti e bevande richieda le opportune autorizzazioni e il rispetto delle regole vigenti, sia a livello fiscale che sanitario! La storia del Centro Sociale Bruno nasce da lontano e nasce male, essendo lo stesso da sempre sinonimo di occupazioni e di scontro con i principi cardine e i valori della nostra Comunità. Ritengo che nulla possa o debba essere concesso a chi non intende portare avanti la propria attività entro dei confini ben precisi. Essere definita reazionaria e rancorosa, significa davvero che gli occupanti dell’immobile di Piedicastello non hanno ancora capito che per la sottoscritta, certi valori rappresentano una stella polare e non sono negoziabili!”.

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