Il Dpcm 25 ottobre chiude l'Italia alle 18 ma non è ancora stato confermato

Lo scontro sulla bozza del provvedimento rinvia la conferenza stampa: Conte conferma (per ora) la chiusura delle attività alle 18. Intanto la Didattica a Distanza per le scuole superiori arriva al 75% e diventa "fortemente raccomandato" non invitare persone a casa. Basterà?

Dopo aver annunciato una conferenza stampa per le 20. 30 per illustrarlo, il Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) 25 ottobre di Giuseppe Conte già nell'aria da mercoledì viene fermato in dirittura d'arrivo da una lettera delle Regioni che contestano la stretta su bar e ristoranti e la chiusura alle 18 delle attività commerciali e chiedono di prevedere forme di ristoro delle perdite degli esercenti. Ma come riporta Today, le ultime notizie dicono che la bozza non cambierà. 

La chiusura alle 18 delle attività di ristorazione è confermata anche se le Regioni chiedevano di rimandarla alle 23 ma in compenso salterà quella festiva: gli esercizi potranno rimanere aperti (sempre fino alle 18) anche il sabato e la domenica; è stata invece confermata nel Dpcm la chiusura di cinema, teatri, palestre e piscine nel corso della riunione tra il presidente del consiglio e i capi delegazione delle forze di maggioranza conclusasi a tarda notte. Ma tutto potrebbe di nuovo saltare visto che la trattativa è stata aggiornata a stamattina. 

L'esecutivo ha previsto anche ristori per i settori colpiti dalle nuove misure anti-Covid. Le risorse messe a disposizione di chi è costretto a tirare giù le saracinesche ammontano a 2 miliardi di euro, che potrebbero essere inseriti in un decreto già la prossima settimana. Sembra intanto destinata a saltare la norma che sospende concorsi pubblici e privati: "Ma quello sulla scuola - rivela all'AdnKronos una fonte presente al tavolo - andrà avanti". Per il resto sono confermate le misure presenti nella bozza, ovvero: 

  • la Didattica a distanza di tutte le superiori è disposta al 75%, le Regioni sono disposte ad arrivare al 100%. Asili nido, scuole dell’infanzia, elementari e medie resteranno tutte in presenza;
  • Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico nei cinema, nei teatri, nelle sale da concerto. Al chiuso e all’aperto. Restano chiuse le discoteche e le sale da ballo. Vietate le feste, al chiuso e all’aperto, anche dopo matrimoni e comunioni. Stop a sale giochi, sale scommesse, bingo e casinò. Ancora aperti i musei;
  • lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica e con rigide modalità di contenimento. Le piazze dei centri urbani, di fronte alla presenza di una folla non distanziata, possono essere chiuse dalla questura dalle ore 21 garantendo l’accesso ai negozi e alle abitazioni private.
  • è fortemente raccomandato non ricevere a casa persone diverse dai conviventi. Se arrivano esterni «per ragioni di lavoro o urgenze», è «fortemente raccomandata la mascherina anche nelle abitazioni private»;
  • fermati i prossimi concorsi pubblici in presenza, eccetto quelli medici e della Protezione civile. Possono proseguire le prove già iniziate e che hanno ricevuto il benestare del Cts. Tra queste, il concorso straordinario per docenti precari.

E quindi anche la partita sulla didattica a distanza rimane aperta, visto che la bozza vuole il 75% e i governatori vorrebbero arrivare al 100%. Tanto che ora la domanda sorge: si va a scuola lunedì o no? E poi c'è il problema dei ristori per i bar, i ristoranti e le altre attività che perderanno soldi a causa del mini-lockdown: il governo stanzia almeno due miliardi e prepara un decreto legge: basterà?

Resta la cronistoria delle ore di sabato 24 ottobre a raccontare una confusione ormai palpabile nell'esecutivo. A metà pomeriggio una bozza cominciava a circolare e una conferenza stampa annunciata di Conte faceva pensare al varo delle misure per ieri e quindi a un'entrata in vigore già per il 25 ottobre. Poi le liti interne nella maggioranza e la lettera degli enti locali ha fatto saltare tutto. All'interno del governo a volere la stretta sono il Partito Democratico e LeU, mentre il MoVimento 5 Stelle e Italia Viva si trovano sulla stessa sponda tra gli "aperturisti". In mezzo c'è Conte, che prova a mediare tra salute ed economia. E che oggi, proprio per le sue posizioni ondivaghe, viene criticato persino sul Fatto Quotidiano da Marco Travaglio, il quale dice che la bozza è affetta da almeno tre incongruenze:

1) Il contagio galoppa soprattutto di giorno, sui mezzi pubblici che portano gli studenti alle/dalle scuole e i lavoratori ai/dai luoghi di impiego: che senso ha concentrare i divieti nelle ore serali, quando c'è molta meno gente in giro, complici i primi freddi?

2) L'altro contesto-principe dei contagi sono le famiglie nel chiuso delle loro abitazioni, con gli studenti e i lavoratori che rincasano la sera e infettano genitori e nonni: che senso ha farli rientrare tutti in anticipo, allungando le ore di convivenza fra le mura domestiche?

3) Se lo scopo è tenere le persone il più possibile in spazi controllati e rispettosi del distanziamento, che senso ha chiudere alle 18 i ristoranti e i bar (già dimezzati dalla paura e comunque ligi ai protocolli anti-Covid), spingendo chi li frequentava ad andare a zonzo o a chiudersi in casa fin dall'ora di cena?

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