A Trento l'abbraccio dei tifosi al grande Milan

Il Milan dell'88-'89 si ritrova a Trento. Tutti a lezione, ancora una volta, da mister Sacchi: "Se lavori tanto è ovvio che poi vuoi vincere"

Il grande Milan a Trento: una riunione di vecchi amici

E' una riunione di vecchi amici, oltre che grandi campioni, quella andata in scena sul palco dell'Auditorium S. Chiara di Trento dove il grande Milan dell'88-'89 si è riunito in occasione della seconda edizione del Festival dello Sport. Chiamati uno ad uno sul palco (ma l'atmosfera era da stadio) i calciatori che hanno fatto la storia rossonera hanno suscitato ovazioni tra i pubblico in delirio. Più di un migliaio di persone in fila dal mattino, 836 i posti a sedere nel teatro, ma altrettanti si sono dovuti accontentare del maxischermo.

Abbracci, pacche sulle spalle, e tanti sorrisi per i protagonisti di una stagione che vide il Milan trionfare in Italia, in Europa e nel mondo. L'Uefa ha scelto quella formazione come la migliore di sempre. Van Basten, Baresi, Rijkaard, Boban, Costacurta, Ancelotti, Massaro, Galli, Lantignotti, i fratelli Galli, Colombo, Braida, Carobbi, Mussi, Pinato. Di fronte a loro, come si fosse a lezione, il "Maestro" Sacchi ed il "preside" Galliani.

Mister Sacchi: "Se giochiamo meglio, vinciamo"

Ed è proprio sulla lezione di Arrigo Sacchi che si è sviluppato l'incontro, con le proiezioni dei suoi famosi quaderni. L'uomo che scardinò il "catenaccio all'italiana" rivoluzionando il modo di giocare, di stare in campo, di allenarsi. Sacchi si racconta: "Venivo dalle squadre più squinternate d'Italia, ma avevo già chiaro un concetto, sapevo già cosa occorreva per dare ad una squadra una mentalità vincente".

Un concetto che è diventato realtà in quel magico Milan: la fiducia nel fatto che un gioco "bello" sia anche vincente. Si legge dal suo quaderno un appunto, uno dei suoi proverbiali aforismi: "giocare bene" c'è scritto, e poi, a corredo, "se giochiamo meglio vinciamo, e se giocano meglio loro vincono loro". Può sembrare una banalità ma la filosofia del mister è tutta raccolta in una riga. Fare bene, nello sport, significa quasi sempre vincere. "Poi nel calcio c'è il contropiede, oppure i campioni degli altri, contro cui la tua armoniosità non può avere la meglio - commenta - ma un atteggiamento ottimista ti dà idee, ti fa sentire forte; se lasci il comando del gioco agli altri è ovvio che soffri". 

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Un'armonia in campo che era frutto di un duro lavoro in allennamento. Questo è un altro tratto distintivo del mister: "a volte venivano colleghi di altre squadre e mi dicevano: 'quello che voi fate in un pomeriggio noi lo facciamo in un mese'. Ma è chiaro che se ci lavori su poi sei più motivato, io rispondevo: se lavorano tanto poi la domenica sì che vogliono vincere". Un'altra lezione di vita, imparata sul campo.

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