Ludovico Cestarollo, da Rovereto agli Usa tra tennis e studi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

È proprio vero che l’America è la terra delle opportunità. Dall’altra parte dell’Oceano c’è posto per tutti, e chi si impegna e lavora sodo ottiene ciò che merita. Lo sa bene Ludovico Cestarollo, 23enne che nella sua Rovereto (Trento) era un giocatore di seconda categoria come tanti, mentre alla Binghamton University, il migliore fra i college del sistema pubblico dello stato di New York, è diventato una piccola star, con già in tasca una laurea col massimo dei voti in ingegneria industriale, più un Master ormai agli sgoccioli e il sogno di proseguire con un dottorato in ingegneria e scienze dei materiali, in una delle più prestigiose università americane. E pensare che il suo sogno americano è nato per caso, ai tempi delle superiori, quando ha accompagnato la zia a un congresso di medicina a Boston. “Mi sono innamorato degli Stati Uniti – racconta –, così ho iniziato a pensare di affrontare un’avventura qui”. Tornato a casa, ha iniziato a informarsi sull’argomento, scoprendo la possibilità di ricevere borse di studio in base ai meriti sportivi, e in quella fase è spuntata StAR, l’agenzia di Corrado Degl’Incerti Tocci, supporto ideale per gli sportivi che meditano di prendere la strada del college. “Corrado – continua – mi ha spiegato come funziona il mondo dei college e mi ha guidato in questo percorso, dandomi consigli su come prepararmi per questa esperienza”. Avrebbe dovuto iniziare in Virginia, poi per varie vicissitudini ha dovuto rimandare di un anno i suoi progetti, optando nel frattempo per l’Università di Trento. Ma l’esperienza non lo stimolava, così un anno dopo ci ha riprovato e oggi parla fiero da Binghamton, al motto di “Dream big”: sogna in grande. La sua carriera universitaria è un successo, tanto che gli è stato offerto un posto in un gruppo di ricerca che lavora alla creazione di soluzioni flessibili nell’ambito dell’elettronica. E anche sul campo va tutto a meraviglia, benedicendo quella racchetta che papà Alberto gli ha messo in mano da piccolissimo. Partito come numero cinque del team, nel giro di un anno Ludovico è diventato numero 1 e poi capitano, fino a meritare una wild card per il Challenger di Binghamton. Un’esperienza indimenticabile in mezzo ai “pro”: in coppia con Karl Poling ha superato un turno in doppio, battendo due specialisti indiani e attirando l’interesse dei media locali. “La sensazione più incredibile della mia vita. Grazie a quel successo – spiega – delle televisioni sono venute ad intervistarmi e tutti hanno conosciuto la mia storia. Oggi persino i professori si interessano ai miei risultati”. Un bel modo per veder ripagati i suoi sacrifici. “Sono tanti: sveglia alle 6, tennis, palestra, fisioterapia, lezioni, laboratorio e studio a casa, ma è tutto gratificante. I miei meriti sono riconosciuti di continuo”. A tal punto che, nel suo futuro, vede solo l’America. “Vorrei lavorare per qualche importante azienda negli Stati Uniti, le possibilità sono illimitate. Questo percorso mi ha fatto crescere come persona, come ingegnere e come atleta. Cosa chiedere di più? Qui noi studenti abbiamo tutto ciò che serve per diventare migliori. Poi sta a noi sfruttare ciò che ci viene messo a disposizione e guadagnarci la fiducia delle persone, in modo che investano su di noi”. Lui lo sta facendo a meraviglia.

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