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Trento: goodbye monossido di carbonio

L'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente di Trento ha aggiornato l'Inventario delle emissioni: il maggiore inquinamento da stufe a legna e traffico stradale. Ma diminuiscono i macroinquinanti

“La situazione migliora, ma occorre lavorare ancora sul corretto uso delle stufe a legna domestiche, senza dimenticarsi del trasporto su strada”. Sono le indicazioni che arrivano dal nuovo Inventario delle emissioni della Provincia di Trento, il cui aggiornamento all'anno 2010 (il precedente era del 2007) è stato appena concluso dall'Appa. La buona notizia è che i risultati evidenziano una tendenza alla diminuzione, rispetto al passato, delle emissioni dei principali macroinquinanti - in particolare monossido di carbonio e biossido di azoto - con l'eccezione delle polveri. Le emissioni di anidride carbonica, gas climalterante, sono imputabili per il 34% al traffico stradale, per il 28% alla combustione residenziale e per il 26% alla combustione industriale. 

Nell’inventario i valori delle emissioni sono ‘catalogati’ per attività, unità territoriale, combustibile utilizzato, inquinante e tipologia di emissione. Uno strumento di conoscenza utile per pianificare al meglio gli interventi per la tutela della qualità dell'aria. Le emissioni con cui fare i conti sono il particolato (PM 10), la cui maggiore responsabilità è ora in capo alla combustione della legna, che tra l'altro provoca anche l'emissione di diossine. Occorre lavorare dunque su un miglioramento in questo campo, da una parte promuovendo migliori pratiche sull'utilizzo delle caldaie domestiche, utilizzando solo legno vergine (ciocchi di legno o cippato non trattati), preferendo sistemi a pellet con caricamento automatico, evitando qualsiasi combustione di rifiuti, dall'altra stimolando l'industria a produrre sistemi di combustione più efficienti sia in termini emissivi che energetici, valutando opportuni sistemi di trattamento (filtri) presso le canne fumarie. 

Il riscaldamento domestico: nella provincia di Trento, secondo i dati dell'Inventario, la biomassa legnosa si conferma essere un combustibile impattante in termini emissivi, soprattutto per il diffuso utilizzo di impianti domestici che utilizzano biomassa poco idonea (legno trattato o legna in ciocchi con alti contenuti di umidità) o tecnologie obsolete (ad esempio sistemi a caricamento manuale, cucine economiche). 
In quasi il 64 per cento dei nuclei abitativi (58,7 % nei comuni sotto gli 800 metri di altitudine ed il 93,7 % in quelli sopra tale quota) è presente almeno un sistema a legna; il consumo medio è di poco più di 3 tonnellate di legna all'anno (2,8 t/a sotto gli 800 metri, 4,2 t/a sopra tale quota).
C’è da dire, però, che non tutte le stufe, producono la stessa quantità di particolato PM10: a parte quelle a camino aperto (le più inquinanti), ormai poco diffuse, sono quelle "tradizionali", le cosiddette fornasele (il 64 % del totale nei comuni sotto gli 800 metri ed il 57 % nei comuni sopra tale quota) a fare la parte del leone, sia come numero sia come quantità di PM10 emesse in atmosfera; poco diffusi sono anche i sistemi di combustione a camino chiuso o inserto, che hanno un fattore di emissione pari a 380 g/GJ, uguale a quello delle stufe o caldaie di nuova generazione (il 20 % nei comuni sotto gli 800 metri, il 29 % in quelli sopra gli 800 metri); i più "virtuosi" sono i sistemi di combustione BAT (Best Available Tecnologhy, la migliore tecnologia possibile) o a pellet (l'8 % del totale delle stufe presenti nei comuni sotto gli 800 metri di altitudine, l'11 % in quelli sopra tale quota), che presentano un fattore di emissione pari a 76 g/GJ.

Le industrie: la rilevanza della combustione a fini industriali si evidenzia soprattutto nelle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e di biossido di zolfo (SO2), associate soprattutto ai grandi impianti, ma con trend in calo. Il settore “produzione di energia” complessivamente incide limitatamente sulle emissioni totali provinciali, ma è un settore da monitorare considerando la continua diffusione di impianti di piccola taglia e a biomassa legnosa. Le emissioni associate ai processi produttivi (ad es. produzione di acciaio, di cemento, lavorazione di metalli, cartiere, attività estrattive) risultano generalmente in calo, fatta eccezione per polveri e SO2.

Il ruolo delle foreste e dell'agricoltura: il territorio trentino è caratterizzato da vaste superfici forestali, cui è possibile associare emissioni non trascurabili di composti organici volatili (COV), pari al 80% del totale, nonché da diffuse pratiche di agricoltura e allevamento: all’agricoltura sono associate quasi interamente le emissioni di ammoniaca (NH3), rilevante in quanto precursore del particolato secondario, all’allevamento e alla gestione dei reflui, in particolare di vacche da latte e altri bovini, emissioni non trascurabili di metano (CH4). Per la prima volta in questo inventario è stato stimato il quantitativo di CO2 assorbita, non emessa, dalle superfici forestali, che risulta pari a 1978 kt annue.
 
Il traffico stradale: le emissioni associate al traffico stradale risultano rilevanti, anche se si evidenzia un trend di diminuzione per le emissioni di tutti gli inquinanti, imputabile soprattutto al rinnovo del parco circolante con un calo dei veicoli Euro2 e Euro3 a favore di veicoli Euro4. Emerge il ruolo prevalente dell’autostrada e dei mezzi pesanti.

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