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Robbi: in Islanda si «abbattono» i bambini Down prima che vengano al mondo

In Islanda sta accadendo qualcosa di inquietante: nell’Isola non nascono (quasi) più bambini con la Sindrome di Down. In Islanda, infatti, si stima che si diano alla luce 2 bambini con la Sindrome di Down all’anno e ciò si spiega con la diffusione capillare dei test di screening fetale nelle prime settimane della gravidanza e al ricorso all’aborto che, nel Paese europeo, si può attuare anche dopo la 16esima settimana di gestazione. In pratica, quando una donna islandese riceve un esito positivo su eventuali anomalie cromosomiche, sceglie di interrompere la gravidanza. Si tratta, come scritto all’inizio, di una notizia che sciocca e che applica l’*eugenetica di nazista memoria, dove ha diritto di nascere solo il bambino ‘sano’ al 100%, mentre tutti gli altri sono destinati al nulla. L’uomo ha alle spalle tanti anni di esperienza sociale ma, nonostante ciò, non solo non riesce ad imparare dai propri errori ma anche (e soprattutto) punta all’involuzione tipica di chi ritiene che la società perfetta è quella con uomini perfetti. Il senso di umanità, invece, è tutt’altra cosa: significa includere e non escludere; uguaglianza e non diseguaglianza; rispetto e non intolleranza. La qualità e l’aspettativa di vita di chi nasce con la Sindrome di Down, inoltre, è migliorata ma, nonostante ciò, la società che si ritiene ‘civilizzata’ non riesce a vederli come normali ma come malati. Sia chiaro: qui non si tratta di essere abortisti o anti-abortisti. Qui si sta discutendo della pericolosa idea della ricerca della perfezione umana, come se i disabili fossero degli elementi di rottura con la normalità e, in quanto tali, non hanno il diritto di vivere. Anziché andare avanti, si torna indietro e di molti secoli. A quando, a Sparta, si gettavano dal monte Tairgeto i bambini nati deformi.

* “Disciplina nata verso la fine dell’Ottocento che, basandosi su considerazioni genetiche e applicando i metodi di selezione usati per animali e piante, si poneva l’obiettivo del miglioramento della specie umana; la difficoltà nell’individuazione dei caratteri ereditari e l’indeterminatezza del concetto di miglioramento genetico, soggetto a interpretazioni preconcette come dimostrato storicamente, ne hanno determinato il declino; attualmente un diverso approccio eugenetico è ravvisabile nella possibilità di trattamento delle malattie ereditarie attraverso l’ingegneria genetica ( e. negativa ).”

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