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Marco Ianes: Cop 22 in mano ai petrolieri?

Sono partiti i lavori della Cop22 (CONFERENCE OF PARTIES - CONFERENZA DELLE PARTI).

Il nuovo vertice sui cambiamenti climatici e sulle strategie che i vari paesi del mondo (parties) dovranno adottare, segue il famoso COP21 di Parigi dello scorso anno, dove si era registrato il comune intento, a livello mondiale, di riconoscere i cambiamenti climatici e di avviare un processo di riforma globale delle economie mondiali, in tema di riduzione delle emissioni da combustione.

Nella sessione 2017, una novità incredibile: il coinvolgimento al tavolo di lavoro delle lobbies del petrolio.

In una conferenza composta da delegazioni dei governi, siedono al tavolo i rappresentanti dei petrolieri, aziende quali ExxonMobil, Chevron, Peabody, BP, Shell e RioTinto, cioè i più grandi estrattori di petrolio mondiale. (https://www.theguardian.com/environment/2016/nov/07/marrakech-climate-talks-giving-the-fossil-fuel-lobby-a-seat-at-the-table)

Immediate le reazioni di molti paesi partecipanti, che gridano al chiaro conflitto di interesse; come è possibile far sedere al tavolo dei governi anche i rappresentanti di lobbies che, per logico interesse, sono contrari al rallentamento dell'uso del petrolio stesso?

Il Venezuela cita come scandaloso che si possano ammettere tali attori, definiti "non-state actors", cioè non facenti parte di delegazioni di stato, bensì proprio rappresentanti delle lobbies che dovranno subire le limitazioni previste dagli stati membri della conferenza stessa.

Differenti le opinioni della "verde" Europa, che sostiene, invece, che un summit mondiale di tale portata, debba essere inclusivo e non escludere nessuno; ma allora, la domanda sorge spontanea:" perché non ci sono le "lobbies" degli ambientalisti", oppure le lobbies dei sostenitori delle energie rinnovabili, quali solar power, wind power ecc."?

L'Australia dichiara che non è chiaro quale possa essere il conflitto di interesse, citato dal Venezuela; anche questa dichiarazione ha dell'incredibile!

Non vedere il chiaro e netto conflitto di interesse nella partecipazione dei petrolieri è come negare, di fatto, ciò che si è riconosciuto lo scorso anno nella COP21, affermare cioè che i cambiamenti climatici non esistono!

Se, da una parte, la COP21 di Parigi aveva aperto la speranza che, finalmente, la consapevolezza dei cambiamenti climatici era confermata da tutti, compresi i più reticenti quali U.S.A. e Cina, ora queste manovre di "apertura" alle lobbies dei petrolieri riportano alla triste constatazione che nulla cambia in questo mondo di affaristi e approfittatori. Far sedere al tavolo della progettazione delle regole per il nuovo mondo che verrà, proprio i sostenitori principali delle cause che hanno generato questi problemi, non è davvero considerabile come atto di inclusione, bensì come una sporca mediazione al ribasso che, temo davvero, porterà all'ennesimo nulla di fatto anche per questa COP22.

Se davvero si voleva aprire il dibattito a tutti, con "l'inclusione e la trasparenza" come dichiarato da alcuni stati membri, sarebbe stato opportuno vedere seduti a quel tavolo anche rappresentanti di altre visioni; quanto meno si sarebbe salvata la speranza di poter vedere un dibattito costruttivo, alla ricerca del bene di tutti, alla ricerca delle soluzioni possibili per migliorare i problemi climatici che abbiamo.

Sarò pessimista, ma queste notizie sono di quelle che davvero tolgono la credibilità ad un progetto (COP) che sembrava prendere davvero la strada giusta.

E, al fatto davvero grave, si aggiunge anche il silenzio generale dei quotidiani italiani, che sono tutti presi dal duello americano per la presidenza e da un referendum italiano che davvero entusiasma pochissime persone. Se davvero siamo sull'orlo del baratro ambientale, come è stato sancito dalla COP21 di Parigi da tutti i membri partecipanti, perché vogliamo scivolarci dentro in questo modo, continuando con politiche affaristiche che privilegiano i soliti a scapito della sopravvivenza dell'umanità? Sarò tragico nel dire ciò, perché chi scrive e, probabilmente chi leggerà questo post, non vedrà la fine dettata dai cambiamenti climatici, ma chi ci seguirà ci maledirà per sempre, per aver permesso tutto ciò, in favore degli interessi privati, camuffati da "aperture" al dialogo.

Ricordiamoci che la Terra ci è stata data in prestito e stiamo però continuando a trattarla come ne fossimo gli unici padroni, senza pensare al futuro delle generazioni che verranno.

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