Stop all'educazione di genere nelle scuole, le formatrici: "Ecco cosa facciamo in classe"

Le formatrici del progetto Educare alla relazione di genere, sospeso dalla Giunta per "approfondimenti", scrivono all'assessore Segnana

Stop all'educazione di genere nelle scuole: la decisione, presa a cavallo delle feste natalizie, dell'assessore Segnana ha provocato la reazione delle educatrici che da anni collaborano con la Provincia di Trento per portare nelle classi di ogni ordine e grado passione e professionalità. Un coordinamento spontaneo di educatrici ha preso carta e penna e scritto all'assessore, oltre che alla stampa, chiedendo un incontro urgente per "ugare dubbi e perplessità di qualunque tipo: molti anni di esperienza nelle scuole parlano per noi, e parlano di impegno, voglia di incontrare il mondo della formazione, confrontandosi con le sue difficoltà e contraddizioni, di dare il nostro contributo alla crescita del territorio a partire dal suo bene più cruciale, la formazione dei e delle più giovani".

L'obiettivo, scrivono, è "non gettare al vento un’esperienza importante, costruita negli anni con molto impegno sia da parte di tutte noi, che di tutti/e quegli/le insegnanti e dirigenti scolastici che da tempo collaborano alla buona riuscita del progetto nelle scuole trentine, nel tentativo di fornire strumenti di lavoro utili alle scuole, agli/alle studenti e alle famiglie, per affrontare con maggior serenità le tante sfide educative del presente".

Il progetto Educare alla relazione di genere, messo in stand by dalla Giunta in attesa di "approfondimenti", ha ricevuto infatti numerosi riconoscimenti internazional. Si tratta di percorsi che affrontano temi quali bullismo, la disparità uomo-donna sul  mercato del lavoro, le scelte formative in relazione al genere, ad esempio la scelta dell'Università o della Scuola superiore, la rappresentazione mediatica del maschio e della femmina, in un'era in cui l'immagine ha ottenuto un ruolo sempre più centrale nella comunicazione, anche da parte dei ragazzini.

Insomma, i corsi sono stati sospesi per paura di "teorie gender", termine che mal rappresenta gli obiettivi del progetto trentino. Termine circolato negli ambienti legati alla difesa della famiglia, come solo sinonimo della controparte sessuale dei ruoli maschili e femminili nella società. Il contenuto dei corsi, i temi veramente affrontati ed i materiali usati, sono stati inviati agli assessori competenti che chiedono un "appfondimento", per mostrare cosa si faccia già, sul serio,  nelle scuole trentine. 

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