Microbioma, dalla mamma al bambino nel "pelle a pelle": la ricerca al S. Chiara

Da anni il contatto "pelle a pelle" nei primi minuti dopo il parto è una prassi all'ospedale di Trento, e fornisce ai ricercatori del CiBio i dati necessari per studiare la "colonizzazione" del neonato da parte dei batteri della madre

Con il primissimo contatto "pelle a pelle" nei primi minuti dopo la nascita la madre può proteggere il bambino, per tutta la vita. Non a caso l'immagine scelta dalla rivista scientifica Cell Host and Microbe per la copertina dedicata alla ricerca del Centro di Biologia Integrata dell'Università di Trento raffigura una mamma con un grande ombrello in grado di proteggere il neonato dagli attacchi di microrganismi dannosi.

Ne parla oggi la rubrica Salute de La Stampa online, anche se le ricerche condotte da anni a Trento in questo campo hanno già portato ai primi risultati nel gennaio del 2017 (ne abbiamo parlato in questo articolo, clicca qui). L'approfondimento uscito su La Stampa si sofferma però sulla pratica attivata all'ospedale S. Chiara dove le neomamme vengono lasciate per circa un'ora con il proprio neonato appoggiato sul petto, subito dopo il parto. Minuti, secondi, cruciali non solo per l'allattamento naturale ma anche per la "colonizzazione", questo il termine scientifico, del bimbo da parte dei batteri della madre che "sconfiggono" quelli dell'ambiente circostante.

Se il patrimonio genetico viene ereditato da entrambi i genitori il microbioma si trasmette esclusivamente per via materna. Un corredo di microrganismi che regolano diverse funzioni vitali, tra cui la digestione, indispensabile per ognuno di noi. Per i ricercatori del CiBio si tratta di ricerca, per l'ospedale S. Chiara è prassi: il contatto "pelle a pelle" permette così di studiare la trasmissione del microbioma ipotizzando anche di ripristinarlo in caso di alterazioni dovute, per esepio, al parto cesareo o all'allattamento con latte artificiale. 

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