Riforma della Cultura: critiche anche dal Museo Diocesano: "No ai poli, serve integrazione"

No alla logica dei poli museali, destinati a moltiplicarsi, piuttosto si punti a strategia comuni

Riforma della Cultura sempre più contestata dai diretti interessati: i musei, che vedono nella suddivisione in quattro (o cinque?) poli proposti dall'assessore Mellarini il pericolo di tagli, depotenziamenti e fusioni.  Dopo le perplessità esposte dalla diettrice del Buonconsiglio, che ha rifiutato l'ipotesi di un polo comune con la Fondazione Museo Storico, arrivano le critiche del Museo della Guerra di Rovereto, del Museo Diocesano e  del Museo Nazionale degli Alpini di Trento, quest'ultimo in vista del trasferimento  a Torre Vanga per il lavori di ristrutturazione al Doss Trento. 

Domenica Primerano, direttrice del Museo Diocesano che, pur essendo della Diocesi beneficia di contributi proinciali pari al 45% dei costi, ha definito la riforma "una cornice  vuota che rimanda a successive determminazioni della Giunta". Primerano, come il suo collega Lanzinger nelle audizioni pecedenti ha prospettato poli strategici, non tematici, "che hanno il compito di definire strategie comuni ai diversi musei per la valorizzazione di ciascuno in rapporto al territorio di competenza, promuovendo l'integrazione dei percorsi culturali di fruizione nonché i conseguenti itinerari turistico-culturali" sullo stampo di quanto avvenuto a livello nazionale con la riforma Franceschini.

Meglio ancora un ente unico, come la Confrenza tra direttori e presidenti dei Musei, prevista dalla legge Coogo del 2007, mai decollata. Preoccupazioni simili sono state espresse anche dal Museo Civico di Rovereto  e dal MAG di Riva del Garda, entrambi a gestione comunale, con attività nei settori più  diversi, dall'arte alla storia locale, di difficile inserimmento  nei "poli" prospettati da Mellarini. 

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Integrazione ed interdisciplinarietà, caratteristiche fondamentali invocate  anche dal  direttore della Soprintendenza Franco Marzatico. "In Trentino si è imposto un modello "a trazione anteriore" sull'asse Muse-Mart - ha detto -. Occorre passare ad un modello "a trazione integrale", anche se più difficile da perseguire, per valorizzare la pluralità di voci del territorio e affrontare le difficoltà della crisi senza lasciare indietro nessuno". 

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