Le figlie di Alcide De Gasperi: "Non rimanete attaccati al passato, entrate anche voi in politica!”

L’invito di Paola Degasperi durante l’incontro al TrentinoBookFestival assieme alla sorella Maria Romana sul libro dedicato all’attività del padre Alcide: “De Gasperi scrive”

Il papà non è più nostro, è diventato del Paese. Tanti aneddoti famigliari nella mattinata promossa dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi al TrentinoBookFestival.

Le sorelle Maria Romana e Paola Degasperi, coordinate dal direttore della Fondazione Marco Odorizzi, hanno aperto lo scrigno dei ricordi. Alcide non raccontava loro le favole prima di andare a dormire, ma raccontava il Vangelo. O leggeva Xenofonte e altri autori classici per rilassarsi prima di andare a dormire. Oppure quella volta che alla semplice domanda “Cosa hai fatto papà oggi al lavoro?” rispondeva scherzosamente “prima leggete il giornale, poi ne parliamo”.

Paola racconta la felicità di quando Alcide diventò segretario della biblioteca vaticana e, stappando una bottiglia di vino, imbrattò la carta parati.

Maria Romana, poco più che ventenne, lavorò al Viminale e conobbe personalità centrali per il processo di unificazione europea come Schuman o Adenauer. Al pubblico della Casa della cultura ha raccontato la più grande delusione di Alcide De Gasperi, nelle settimane prima di morire nel 1954, lo sfumare della possibilità di costituire un esercito europeo e a provvedere ad una difesa comune in Europa. “Si era arrivati addirittura a definire una divisa comune per un esercito europeo. Si era consci che per comandare un esercito comune era importante anche pensare ad un’unità politica. Ci furono telefonate angosciate da parte di mio padre, che capiva che il momento stava passando. Per la prima volta nella mia vita vidi le lacrime sul suo volto...”.

Paola quindi passa ad un altro momento felice, quello del Premio Carlo Magno, ricevuto ad Acquisgrana. “Una medaglia che volle anche sulla sua tomba, un segno del senso della tua vita”.

Tanti episodi sono stati raccontati anche dai presenti nella Casa della Cultura. Come ad esempio un comizio memorabile di Alcide De Gasperi nel 1953 a Trento, che convogliò nel capoluogo tante persone anche dalle valli trentine. 

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