Ospedale di Cavalese, Ugo Rossi: "Basta propaganda, ecco com'è andata"

"Tutti vogliono metterci il cappello, ma è stata la Provincia a trovare la soluzione". Ugo Rossi su facebook risponde all'entusiasmo pentastellato e, in parte, leghista

Con la notizia della riapertura del Punto Nascita a Cavalese è scattata, in questi  giorni di febbrile campagna elettorale, la  corsa a prendersi il merito. Se è vero che Lega e Claudio Cia, da una parte, e Movimento Cinque Stelle, dall'altra hanno sempre contestato la chiusura del Puntoo Nascita e si sono battuti per la riapertura con petizioni, interrogazioni e manifestazioni di protesta, è vero anche che è stata la Provincia, realizzando i lavori per la sala operatoria e reclutando il personale necessario, a far sì che il Punto Nascita potesse riaprire, in deroga alle norme ministeriali, a loro volta applicate sulla base di direttive europee.

A rivendicare la "paternità", è il caso di dirlo, di chi potrà ancora nascere a Cavalese, se e quando il presidio verrà aperto, è Ugo Rossi. Candidato per un secondo mandato, il presidente uscente affida a facebook alcune precisazioni sulla vicenda: "Questa è la storia: lo Stato impone la chiusura di centri nascita sotto soglia (meno di 500 nascite l’anno); la Provincia ha chiesto la deroga per i suoi punti nascita, deroga concessa a Cles ed a Cavalese. In seguito, il centro di Cavalese è stato chiuso perché non c’erano i medici per coprire i turni".

"LL’Azienda Provinciale per i servizi sanitari ha lavorato per trovare nuovi medici. Sono stati trovati; poi all’improvviso, il Comitato Nazionale ha chiesto anche l’apertura immediata e non solo programmata (come aveva detto inizialmente) di una nuova sala operatoria. Ora è stata trovata soluzione per una sala. La Provincia ha chiesto al comitato la riapertura; La riapertura è stata concessa. Tutto qui!" scrive Rossi.

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