Elezioni provinciali: il confronto con quelle del 2013

La scorsa volta Maurizio Fugatti era da solo, i partiti del centrodestra con Diego Mosna. Vinse Rossi con il 58%. Questa volta viceversa: centrosinistra diviso, centrodestra coalizzato ma a sua volta travolto dall'ondata della Lega

A sinistra un momento di festa delle elezioni 2013, a destra il brindisi del 2018

Difficile fare una comparazione lineare, visto che i partiti che la scorsa volta  si presentavano uniti cinque anni dopo si sono divisi, e viceversa. Però è possibile fare alcuni paragoni significativi tra i risultati delle elezioni provinciali 2013 e quelle del 2018, che  si sono cooncluse ieri con la vittoria del centrodestra su tutti i fronti.

La scorsa volta Maurizio Fugatti correva da solo con la sua Lega come candidato presidente: prese il 6,59%. Questa volta ha vinto, come candidato  di coalizione, con il 46%, la scorsa volta Ugo Rossi vinse con il 58% garantendosi il premio dinmaggioranza. Molti dei partiti presenti nel centrodestra in queste elezioni provinciali la scorsa volta facevano parte dell'alternativa al centrosinistra, che non vinse, rappresentata da Diego Mosna. 

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Si tratta di Progetto Trentino passato dal 9% delle elezioni 2013 al 3,23%, e della Civica Trentina (che allora poteva contare su Claudio Cia) che, al contrario, è passata dal 3,7% al 4,6%. Altri partiti dell'attuale centrodestra correvano invece da soli: è il caso di Fratelli d'Italia, che candidò a presidente Cristiano De Eccher ottenendo l'1,54%, una percentuale di poco superiore a quella ottenuta nel 2018: 1,44%. Come dire: con o senza Lega Fratelli d'Italia è rimasto allo stesso livello.

Più complicato il paragone per Forza Italia: nel 2013 correva da sola con il candidato presidente Giacomo Bezzi, che prese il 4,27% ed entrò in consiglio. Cinque anni dopo Bezzi è passato con l'UDC e, con il 2,08%, è rimasto fuori dal Consiglio. Nel frattempo Forza Italia si è alleata con la Lega, ma ha quasi dimezzato i consensi: 2,82%, ottenendo un seggio per un soffio. Il Movimento Cinque Stelle si conferma stabile in Trentino, ed anzi cresce di qualche punto: lo stesso candidato, Filippo De Gasperi, ottenne il 5,72% la scorsa volta, mentre questa volta è arrivato al 7,10%, anche in virtù del successo nazionale.

Nel centrosinistra è successo il contrario: la coalizione si è divisa. Il PATT, da solo, è calato di qualche punto, dal 17,55%  al 12,59%. Il PD ha dimezzato i voti: dal 22,07% al 13,93%. L'UPT è praticamente svanito: dal 13,33% al 3,98%. Un altro partito, all'interno della coalizione di centrosinistra, ha dirottato  parte dei voti degli alleati: Futura 2018, che la  scorsa volta non esisteva, quinto partito in assoluto con il 6,93%. L'unica certezza del centrosinistra ha un nome: Alessandro Olivi, il più votato delle provinciali 2013 e di quelle 2018, anche se l'altra volta le preferenze furono più di 13.000, questa volta 5.600, comunque abbastanza per fargli guadagnare il titolo di più votato.

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Due i partiti di sinistra in corsa nel 2013: Rifondazione Comunista che, con il candidato Ezio Casagranda, prese l'1,16%, e SEL, con Emilio Arisi che totalizzò l'1,78%. Mettendo insieme queste percentuali si ottiene praticamente il risultato della candidata Antnella valer, che a cinque  anni di distanza ha riunito i due partiti di sinistra (o, meglio, i loro eredi) con il 2,66%. Si potrebbe infine azzardare un altro paragone tra l'outsider del 2013, Ago Carollo con lo 0,33%, e quello del 2018, Paolo Primon con lo 0,89%. casa Pound cinque anni fa in Trentino non esisteva. A cinque anni di distanza ha ottenuto lo 0,47%. 
 

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