Prima seduta del Consiglio: le opposizioni se ne vanno e fanno saltare il numero legale

Prima votazione all'ordine del giorno: la nomina del Presidente. Fugatti propone Kaswalder, nulla di fatto e seduta rimandata alla prossima settimana

nizia con uno scontro in aula la 16esima legislatura del Consiglio provinciale trentino. La prima seduta si è conclusa con un nulla di fatto, i consiglieri eletti il 21 ottobre scorso a rappresentare il popolo trentino, non sono nemmeno riusciti a darsi un presidente. Lo schieramento di mmaggioranza ha proposto come presidente Walter Kaswalder. Le opposizioni hanno lasciato l'aula facendo mancare il numero legale.

Quello che per lo schieramento di Fugatti potrebbe rappresentare un "uomo del dialogo" è in realtà il pomo della discordia per il PD ed il PATT. Com'è noto infatti Kaswalder la scoorsa volta fu eletto consigliere con il centrosinistra autonomista. Questa volta, dopo aver creato una sua lista ovvero Autonomisti Popolari, è stato eletto con lo schieramento opposto.

A guidare l'assemblea, in maniera  provvisoria, è stata dunque Lucia Copola, come prevede la legge, che riserva al consigliere più anziano la presidenza in attesa della nomina. La presidente no ha potuto fare altro, dopo due votazioni andate a vuoto, che rinviare tutto alla prossima seduta del 27 novembre. 

Per la Lega è stata poi Mara Dalzocchio a proporre la candidatura di Walter Kaswalder (Autonomisti popolari) alla presidenza del Consiglio provinciale . E a seguire si sono espressi a sostegno di questa proposta i tre esponenti dei gruppi alleati della Lega: Rodolfo Borga di Civica Trentina, Giorgio Leonardi (Forza Italia) e Claudio Cia (Agire per il Trentino). 

Per il Partito Democratico ha invece parlato Giorgio Tonini. "Nulla da eccepire sulla persona - ha chiarito - ma visto che dalle urne il 21 ottobre è uscita una maggioranza relativa e non assoluta, suggerisco al nuovo governo provinciale legittimamente insediatosi di “coltivare il senso del limite” nell'occupazione delle cariche istituzionali. Il nostro parlamento è il bene comune sia dei consiglieri di maggioranza sia di quelli di opposizione. Sarebbe stato quindi più opportuno che la maggioranza avesse cercato di condividere con le minoranze il nome del candidato presidente”.

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