Spini: altro che "carcere modello", Bernardini: "Il problema non è il numero di agenti"

Un carcere modello solamente nella struttura, ma che stenta a proporre misure alternative ed attività previste dalla legge. Oggi la visita dell'onorevole radicale Bernardini

L'organico di Polizia Penitenziaria nel carcere di Trento è stato aumentato di 30 unità nei mesi scorsi, dopo le frequenti denunce dei sindacati delle forze dell'ordine che si sono rivolti anche al Presidente della Provincia Ugo Rossi. Gli agenti in servizio sono ora 150, un numero minore dei 182 previsti a regime, ma comunque sostenibile. I problemi del carcere di Spini sarebbero altri, secondo Rita Bernardini, ex deputata dei Radicali Italiani particolarmente attiva sul tema, che ha visitato oggi la struttura insieme al presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento, Andrea De Bertolini, ed all'avvocato Fabio Valcanover. 7

I problemi, secondo l'onorevole, riguardano i 306 detenuti: sarebbero previsti 6 educatori ogni 250 detenuti, mentre ad oggi sono 4. "Il punto più delicato del carcere di Trento è il trattamento dei denuti. Sono solo una piccola percentuale coloro che lavorano e perlopiù fanno lavori interni alla struttura. Anche la possibilità di studiare è molto ridotto e la vita detentiva, per la maggior parte delle persone, è l'ozio", ha commentato Rita Bernardini, da tre giorni in sciopero della fame in segno di protesta. 

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Diverse le situazioni critiche portate alla luce oggi: ci sarebbero detenuti stranieri che non sono riusciti a fare la cosiddetta "prima telefonata" per avvisare i familiari all'estero, detenuti di altre regioni che hanno fatto domanda di avvicinamento senza ottenere risposta, troppa parsimonia nel ricorrere alle misure alternative alla detenzione ed alcuni malfunzionamenti nella struttura.

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