Nuovo ospedale a Trento: la Provincia vuole riattivare il bando del 2011

Un gruppo di lavoro di cui fanno parte Provincia autonoma di Trento, Cassa del Trentino e Cassa depositi e prestiti valuterà la situazione per procedere con l'aiuto della Banca Europea per gli Investimenti

La Giunta provinciale intende riattivare la gara in project financing per la costruzione del Not, il Nuovo ospedale di Trento. Dopo il concorso bandito nel 2016 e poi annullato con una delibera del 9 maggio 2017 dalla stessa Giunta provinciale, si torna a puntare su un'opera che era già stata oggetto di un primo concorso nel 2011, poi impugnato dalle società escluse dalla gara. Con una delibera approvata oggi, la Provincia di Trento ha costituito un pool di soggetti per approfondire le tematiche di natura economico finanziaria connesse alla riattivazione della gara per la realizzazione dell'ospedale mediante finanza di progetto.

Del gruppo di lavoro fanno parte Provincia, Cassa del Trentino e Cassa depositi e prestiti, che sottoscriveranno un apposito protocollo d’intesa, varato oggi dalla Giunta, che individua i contenuti, le modalità e i tempi della collaborazione. Insieme a loro, vista la complessità della materia e l'evolversi delle norme, anche la Banca Europea per gli Investimenti con la propria unità specializzata in partenariato pubblico-privato: European PPP Expertise Centre. 

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Commenti (2)

  • Quella del NOT è veramente una ferita aperta, un buco nero di cui non si riesce a capire bene il motivo. Sembra, ricordando quanto scritto dai giornali, che tutto questo sia dovuto ad una commissione giudicatrice che conteneva un commissario che non potesse partecipare. La cosa grave fu che si trattava di un dirigente provinciale (o una dirigente?) che aveva partecipato agli atti per il bando, questo è un fatto vietato dalla legge degli appalti, come tutti gli esperti sanno e probabilmente non è noto in ambito provinciale. Il fatto grave è che, anche supponendo che questo dirigente non lo sapesse, nessuno della commissione ha evidenziato questo errore, posto che il primo atto della stessa dovrebbe essere la verifica della correttezza della sua costituzione. Ma tant'è, ne è conseguito un bel danno, di immagine e di soldi per la Pat, per le ditte e i progettisti di mezzo mondo che hanno partecipato alla gara. Ora due osservazioni. La prima è che la Corte dei Conti, così sollecita ad indagare su sindaci che hanno "causato" perdite di qualche centinaio di euro per errori dovuti per lo più ad astuse norme amministrative, eccessivamente vincolanti, non ha individuato ancora chi deve pagare questo danno e conseguentemente la Amministrazione provinciale non ha ancora valutato i propri dirigenti con atti specifici pubblici, la seconda è la figura barbina che il TAR di Trento che aveva validato tutta la procedura, successivamente cassata dal Consiglio di Stato (ma serve a qualche cosa questo TAR, mi chiedo). A questo proposito è da ricordare la relazione annuale del presidente del TAR che ha dichiarato la sentenza del suo tribunale, in merito, perfetta, nonostante che fosse già stata annullata dal Consiglio di stato. Di questo si può trovare sui giornali dell'epoca. Infine si rimane perplessi di fronte alla decisione della Provincia, che su valutazioni dei propri dirigenti di merito, ha voluto insistere nel suo iter perversi interpretando i termini della sentenza del Consiglio di Stato come una diversa possibilità di agire interpretando i termini modali come una

    • scelta lasciata dal Consiglio di Stato alla Amministrazione periferica. È sì, si dovrebbe sapere che è così che si esprimono i re rivolgendosi ai propri suddetti per congedati quando sono al loro cospetto: "potete andare" il che vuol dire: "andatevene!". È questa la realtà: la Provincia di Trento è trattata come un suddito da Roma. Imparata la lezione, tanto vale abolire la Legge provinciale sugli appalti e applicare solo quella nazionale (come, credo, ha fatto Bolzano,) si risparmiano figuracce e lo stipendio di uno stuolo di persone che, all'interno della Amministrazione provinciale, si potrebbero dedicare a compiti più adeguati alle loro competenze.

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