Malga Lagorai, dietrofront della SAT? "Non un rifugio ma un bivacco custodito"

Precisazioni dopo le proteste sul progetto Translagorai. Secondo la SAT il progetto sarebbe cambiato dall'Accordo di programma al Protocollo d'intesa. Spunta l'ipotesi "bivacco custodito"

Malga Lagorai, simmbolo della protesta contro il progetto

Marcia indietro della SAT sul contestatissimo progetto Translagorai. Il cambio di rotta dipenderebbe, secondo quanto si apprende da un lungo documento diffuso dal sodalizio alpinistico, dal fatto che il progetto stesso sia  cambiato dalla prima alla seconda versione.

La SAT, si spiega nel documento, il 23 ottobre 2017 aveva dato la propria adesione al Protocollo di intesa, dando quindi il via ad una fase di elaborazione del progetto. Successivamente, il 18 aprile 2018, scorso aveva approvato il progetto poi confluito nell'Accordo di programma, sottoscritto dai Comuni, dalla Magnifica Comunità e dal Parco naturale Paneveggio-San Martino. 

Nel frattempo sono mutate due condizioni: il 26 aprile c'è stato il cambio alla presidenza della SAT con l'elezione dell'attuale presidente Anna Facchini. Sarebbero però mutate anche le "carte in tavola" se è vero, come si legge sempre nel  docummento, che la nuova presidente ha subito  "preso atto che l’Accordo di programma approvato con la delibera della Giunta Provinciale sopra citata, in alcuni punti divergeva dal Protocollo di intesa a suo tempo deliberato dal Consiglio Centrale".

In sostanza il coinvolgimento della SAT riguardava soprattutto l'elaborazione di un tracciato definitivo del cammino e delle relative tappe. Elementi che, una volta avuto l'appoggio dell'autorevole società degli alpinisti, i prommotori del progetto, Provincia in testa, avrebbero poi lievmente modificato.

Ecco dunque il passaggio incriminato: "Il punto nodale delle differenze tra Protocollo di Intesa e Accordo di Programma è costituito dalla presa d’atto che quanto nel primo documento era descritto come “potenziamento di alcuni punti di appoggio che riutilizzino le strutture esistenti[...]” nel secondo documento viene invece definito come “allestimento di alcune strutture ricettive in quota, per lo più gestite”. La differenza solo apparentemente è marginale" conclude la presidente Facchini.

Potenziamento ed allestimento sono due cose diverse, inoltre "gestito", per gli addetti ai lavori, significa rifugio con cucina, e quindi personale stabile, laddove l'espressione "punti di appoggio" poteva far  pensare inizialmente a dei bivacchi. E' solo dopo le proteste, infuocate, di esperti ed  amanti della montagna, molti dei quali soci del sodalizio, che la SAT ha però rivisto la sua adesione al progetto. 

La delibera sul "cambio di rotta" del Consiglio centrale SAT è infatti datata 14 novembre. Con quella delibera il "caso Malga Lagorai" è stato "sottoposto all'attenzione dei sottoscrittori, in particolare della Magnifica Comunità di Fiemme". La proposta è di realizzare un "bivacco attrezzato e custodito", espressione che resta, secondo noi,  ancora ambigua. Insomma, nè  rifugio nè bivacco.

Chi custodirà il bivacco? Nell'ipotesi SAT, pare  di capire, potrebbero essere gli stessi malgari: "Una soluzione che vedrebbe la gestione oggi esclusivamente zootecnica dell’alpeggio, valorizzata in una logica di ospitalità fortemente integrata e connessa alla gestione alpicolturale della malga e che da questa non può prescindere, con l’obiettivo strategico di garantire e supportare l’esistenza e continuità di un’attività tradizionale di riconosciuto valore culturale,paesaggistico e ambientale". 

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