Riapre la discarica di Sardagna, Italia Nostra: "Incompatibile con il rilancio del Bondone"

Il nuovo progetto prevede un incremento del 120% dei rifiuti da conferire, ed eliminerebbe l'area verde inizialmente prevista

Italia Nostra contraria alla riapertura della discarica di Sardagna. Le osservazioni depositate dall'associazione protezionistica al nuvo progetto parlano chiaro: "l’opera appare assolutamente inopportuna, difficilmente mitigabile e priva persino della modesta compensazione offerta dalla prevista zona sportiva".

Il nuovo progetto prevede di poter smaltire nella discarica, qualora dovesse riaprire, di poter arrivare a smaltire fino a 680.000 metri cubi di materiali inerti, pari alla quantità di quanto già smaltito (illecitamente come ha già dimostrato l'inchiesta) nella ex cava Italcementi. Una scelta che si motiva in termini di sicurezza: per evitare il rischio di smottamenti il versante va stabilizzato con altro materiale.

"Serve una revisione del progetto"

Non la pensa così Beppo Toffolon, presidente di Italia Nostra, sezione di Trento. L'incremento di volume, spiega, andrebbe ad allungare i tempi di realizzazione fino a 15 anni, ovvero 6 in più rispetto al progetto originario, eliminando del tutto la possibilità di ricavare un'area verde sopra alversante, stabilizzato. Una "modesa compensazione", come già detto ad inizio articolo.

Inoltre una quantità del genere farebbe scattare "deroghe al tipo di rifiuti ammessi per potersi approvvigionare in un mercato esteso a sufficienza per fornire 45.000 metri cubi di rifiuti all’anno" scrive Toffolon. Un'opera, infine, inconciliabile con la visione di rilancio del bondone tanto sbandierata da diverse forze politiche a livello comunale: basti pensare che una futura funivia di collegamento tra Sardagna e le piste si triverebbe a sorvolare una discarica di inerti per 15 anni. 

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"La sezione trentina d’Italia Nostra esprime quindi la più netta contrarietà al nuovo progetto di discarica, appoggiando la richiesta dei cittadini di Sardagna per una sua radicale revisione". Questa la sentenza finale di Italia Nostra, che non si sbilancia, però, a chiedere la sospensione di ogni eventuale riapertura. Va infatti ricordato che la situazione fu "sanata" dal Comune di Trento.

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