Ibernazione: se ne parla al Muse

A partire dal libro di Matteo Cerri, “A mente fredda”, si parlerà di come funziona l’ibernazione e quali potenzialità ha per il futuro, dal mondo animale all'esplorazione spaziale. Al termine dell’appuntamento, si terrà un piccolo momento conviviale nel quale scambiare opinioni e chiacchierare informalmente con l’autore. Conduce Samuela Caliari, responsabile del settore eventi e audience development del MUSE. Dopo la pausa estiva, MUSE a tutto libro riprenderà in autunno con "Informati e vaccinati", di Pierluigi Lopalco.


Il consumo energetico è ridotto quasi a zero, il metabolismo rallenta, i neuroni si scollegano, i tumori cessano di crescere: il corpo va in letargo. Orsi, scoiattoli e ghiri sopravvivono così alla stagione invernale. E noi ci potremmo ibernare? Le ricerche degli ultimi 15 anni fanno pensare che sia possibile. I geni necessari a sopravvivere all'ibernazione dovrebbero essere presenti nell'uomo, anche se l'evoluzione ci ha fatto perdere la capacità di attivare questo stato. La medicina potrebbe trarne grandi benefici: riducendo il bisogno di ossigeno del cervello, avremmo più possibilità di sopravvivere dopo un ictus, un arresto cardiaco o uno shock settico. Anche le agenzie spaziali ne intravedono i vantaggi. Un equipaggio di astronauti ibernati potrebbe, infatti, raggiungere Marte con meno cibo e acqua, evitando anche alterazioni della psiche legate alla lunga permanenza in un ambiente ristretto. Gli astronauti sarebbero anche protetti dai danni delle radiazioni cosmiche, dall'astenia muscolare e dall'osteoporosi che potrebbero insorgere in condizioni di microgravità.
 
Matteo Cerri

Medico chirurgo e dottore di ricerca in Neurofisiologia. È ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna e svolge i suoi studi nell’ambito della fisiologia integrativa e delle neuroscienze del sistema nervoso autonomo. È associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), membro del Topical Team on Hibernation dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), socio dell’American Physiological Society (APS) e della Società Italiana di Neuroetica (SINe).

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