Carlo Sartori, a palazzo Trentini la retrospettiva del grande artista

IN OLTRE SETTANTA OPERE L'ARTE DI CARLO SARTORI
​​La saga del pittore contadino in una grande esposizione retrospettiva, che mette in luce i tre diversi temi pittorici - vita, natura, volto - che fortemente hanno caratterizzato l’intero percorso di Carlo Sartori (Ranzo di Vezzano 1921-Trento 2010).

La mostra “Carlo Sartori - La vita, la natura e il volto”, a cura di Gianluigi Rocca e Alessandro Togni, resta aperta tutti i giorni (dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19) fino al 14 Maggio 2017, nella sale di Palazzo Trentini, in via Manci 27 a Trento. Dal 27 aprile e fino al 17 maggio sarà visitabile parallelamente anche la collegata mostra “Carlo Sartori - i disegni”, nelle Sale dello Spazio delle Arti (Via Paradisi 7 - Trento).​

La mostra è nata  grazie alla collaborazione tra la Presidenza del Consiglio provinciale, il Trento Film Festival – proprio stamane a palazzo Geremia è stata presentata l’edizione numero 65 - e la galleria Spazio delle Arti di Trento. I curatori della rassegna sono Gianluigi Rocca e Alessandro Togni.
Il segretario questore del Consiglio provinciale, Mario Tonina, ha accolto il pubblico portando il saluto del presidente Bruno Dorigatti, e con l’affetto del conterraneo ha ricordato la lunga permanenza di Sartori a Godenzo. Nel messaggio inviato, Dorigatti ha collegato idealmente questa mostra – che porta al centro dell’attenzione la montagna, vista come il luogo della paziente fatica dell’uomo – alla rassegna che l’anno scorso vide protagoniste invece le aspre vette dipinte da Gotthard Bonell.

Le valenze di questa retrospettiva su Sartori sono state tratteggiate dal critico giudicariese Alessandro Togni, che ha curato i testi in catalogo. Togni ha paragonato l’artista trentino addirittura a Giotto, ha ricordato come le sue opere evochino il romanico e il Rinascimento italiani, ha parlato di pittura di genere sincera e carica di pathos e moralità. Non si tratta di pittura naif, ha precisato, ma certo di un’arte che rende fantastica la natura rappresentata.

Di Sartori si ricordano mostre importanti, come quella del 1994 proprio a palazzo Trentini. Ora però si ha l’occasione di ammirare anche l’inedita rassegna delle tele con le nature morte dell’artista e la sala con gli autoritratti: due aspetti quindi meno noti di Sartori e d’altra parte fondamentali nel suo percorso. Le oltre settanta opere, anche di grande formato, reperite in larghissima parte presso i collezionisti privati - oltre che presso la Fondazione che porta il nome del pittore - raccontano davvero in modo esaustivo l’evoluzione artistica, con chiari riferimenti anche alla scuola fiamminga e a maestri italiani come de Pisis e Morandi.

Le opere legate al concetto della vita rappresentano l’ambiente, le persone e l’anima della gente che abita il territorio delle montagne del Trentino. Esperienze di una vita di fatiche, documentata attraverso i riti del lavoro, affrontata sempre con estrema tenacia e dignità. Figure umane volutamente e grottescamente deformate per accentuare ulteriormente il senso della sofferenza e dell’umiltà del dolore al cospetto della madre terra. Questo contenuto rimane sicuramente il più conosciuto e il più apprezzato dell’artista del Lomaso.

Il secondo aspetto preso in considerazione è dedicato appunto alla natura. Carlo Sartori dipinge un numero infinito di nature morte floreali, che rare volte hanno visto la luce in mostre o esposizioni dedicate all’artista. Un’allegoria frastornante di colori, a volte persino esagerata, di un pittore visionario che dal suo intimo racconto di umile felicità ci conduce all’interno di una visione della natura quasi surreale.

Terzo e non meno importante momento riguarda la serie dei 38 autoritratti, dagli schizzi dei volti giovanili di ragazzo fino ai ritratti più composti e costruiti in tarda età. Una mostra “completa”, dunque, che ci fa conoscere a fondo l’uomo – artista, che con animo schietto e autentico ha raccontato i riti e la vita di un tempo perduto.

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