Altri 9 anni di Bookique: "Pronti a ripartire"

Marco Rosi e Serena Tomasi alla Bookique per altri 9 anni. "Non pensavo nemmeno di finire i primi 6, all'inizio abbiamo faticato, ora sono le persone che arrivano da noi con le loro proposte"

Marco, 6 anni alla Bookique e ora altri 9...

E' pronto a riaprire, dopo qualche lavoretto, il caffè letterario della Predara, nato sei anni fa da un progetto del Comune per la riqualificazione del quartiere di San Martino. Spazio di aggregazione per associazioni e gruppi informali, reading poetici, presentazione di libri, degustazioni, l'immancabile swing, mostre e tanta musica live. In poche parole: come prima, più di prima. La società di Marco Rosi e Serena Tomasi ha vinto il nuovo bando, dando continuità ad un luogo che si è ricavato con il tempo un posto speciale nel cuore dei trentini e dei tanti studenti fuori sede. Questa volta è prevista  una gestione di nove anni. Abbiamo chiesto a Marco di parlarci della  sua esperienza, e delle idee per il futuro.

Cosa è cambiato in questi sei anni? Trento è cambiata? Ed il quartiere?

"Qualcosa è cambiato. Quando abbiamo aperto non c'era veramente niente. All'inizio abbiamo faticato molto a rompere gli schemi, cercando di creare una nuova visione di locale. E' vero che tutti si lamentano che a Trento non c'è niente da fare, ma dipende anche da cosa vuoi. Vuoi fare le cinque del mattino? Questo no. Ci sono però almeno tre o quattro posti davvero interessanti. Certo, nel tempo ci sono state delle strette sui locali, ma alla fine le cose vanno avanti. Credo sia un andamento ciclico, e ad ogni ciclo si cresce. Il quartiere ha conservato la sua identità forte, quella di essere diversi, e con il tempo sono nate realtà innovative, abbiamo creato molta sinergia con San Martino Dentro.

Qualcosa è cambiato anche nell'amministrazione? Il fatto che ora la durata del bando sia iù  lunga è segno che il Comune scommette sulla Bookique?

Ci abbiamo messo sei anni a guadagnare la fiducia dell'amministrazione. Qualcosa si sta muovendo anche in questo senso: ora facciamo parte del Tavolo della Musica, insieme a Centro musica, Area e Sanbaradio, per portare la musica live in città e coordinare le attività. C'è anche il Teatro Sanbapolis che propone cose molto interessanti, una volta non c'era. Insomma, anche in questo caso i tempi sono lunghi, ma alla fine le cose vannno avanti.

Siete stati i primi, e forse ancora gli unici, ad introdurre un biglietto d'ingresso per alcune serate di musica dal vivo. Cosa c'è dietro questa scelta?

Dal punto di vista musicale c'è più disinteresse rispetto ad anni fa, la gente ascolta un po' meno. Noi ci puntiamo, ma è una scommessa. Vogliamo proporre concerti nella sala al piano superiore, che è stata attrezzata con banco bar. Le serate in cui abbiamo fatto pagare, tra i 5 ed i 10 euro, sono andate molto bene perchè si trattava di nomi medio-grandi come Ghemon, Dargen D'Amico, l'Officina della Camomilla. Si tratta da un lato di dare dignità alla musica, dall'altro di far riflettere il cliente sui costi: siae, impianto, oltre alla band. Però mettere un biglietto, anche minimo, nelle serate con band più sconosciute è troppo rischioso. La gente è abituata a pagare un biglietto al cinema, o a teatro perchè non è un bar: la musica viene associata al bar, invece ha una sua dignità.

Cosa ti ha spinto sei anni fa a proporti per la gestione del locale? 

Il bando descriveva tutto quello che avevo fatto fino ad allora. Il mondo dei bar legato all'aspetto sociale l'ho conosciuto con la Cooperativa Samuele, avevo voglia di fare qualcosa di mio. Era un'attività tutta da inventare, ma non volevo montarmi la testa. Ora invece ci arrivano direttamente tante proposte, persone che intuiscono che qui c'è uno spazio dove poter realizzare idee. Siamo cresciuti un passo alla volta, poi si è aggiunta Serena ed ora abbiamo partecipato insieme al nuovo bando. A dirti la verità non pensavo nemmeno di arrivare alla fine del primo bando, ed invece... eccoci qui!bookique (2)-2

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