Lavoro somministrato, l'allarme della Cgil: in un anno in Trentino 42% in più

Nasce in via Muredei uno sportello per i "somministrati", identici ai dipendenti per mansioni ed orari, non nei diritti

Lavoro somministrato. Sembra quasi fare riferimento ad una dose omeopatica di lavoro il termine tecnico usato per definire i contratti di somministrazione. Una tipologia contrattuale sempre più utilizzata in Trentino, che rischia però creare non poca confusione riguardo ai diritti dei circa 8.000 lavoratori e lavoratrici che, in proviincia di Trento, rientrano in questa categoria. Anni fa nacque anche a Trento lo sportello Nidil, dedicato alle "nuove identità lavorative". 

Il segretario Nidil Gabriele Silvestrin lancia un allarme: "In un anno c'è stato un aumento del 42% certo, si  tratta molto spesso di lavoratori e lavoratrici giovani, ma non solo,  anche con professionalità elevate, inchiodati per anni a situazioni di  precarietà. I somministrati condividono lo stesso luogo di lavoro e gli stessi compiti con i dipendenti, ma sui posti di  lavoro si sentono come di serie B e la precarietà della loro condizione,  molto spesso, non li spinge a rivolgersi al sindacato”. Manifatturiero, alimentare, editoria e tessile i settori in cui si utilizza  maggiormente questa tipologia contrattuale.

Da oggi i "somministrati" possono rivolgersi allo sportello dedicato, aperto in via Muredei ogni martedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30. E' stata aperta anche una casella  mail apposita: somministrati@cgil.tn.it

Il progetto dello sportello coinvolge insieme a Nidil anche la Flai del  Trentino, per il comparto dell’industria alimentare, la Slc per  l’editoria e la Fiom per il manifatturiero. In vista del rinnovo del contratto nazionale, si prevede inoltre la  realizzazione di momenti di incontro pubblico con i lavoratori e  interessati sul tema dell'evoluzione della somministrazione. La  trattativa è bloccata da mesi, in particolare le agenzie vorrebbero  introdurre la formula dei contratti brevi, anche di un solo giorno. “Una vera e propria esasperazione della precarietà”, conclude Silvetrin.

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