In Trentino mancano ingegneri gestionali e biomedici

Una start up milanese ha misurato il divario, nelle regioni italiane, tra laureati ed offerte di lavoro per settore da parte di imprese dello stesso territorio. Il disallineamento maggiore è in Trentino Alto Adige

La Facoltà di Ingegneria a Mesiano

C'è un disallineamento tra laureati e mondo del lavoro nelle regioni italiane. Non è il solito problema del numero di laureati, sproporzionato rispetto all'offerta di lavoro qualificato, ma della specifficità del titolo di studio. La questione è affrontata da Talents Venture, start up milanese che si occupa di orientamento all'istruzione universitaria, sulle pagine online di Repubblica.it.

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Il Treentino Alto Adige, con le sue due università di alto livello, non ne è immune, anzi: "Il "disallineamento" di competenze maggiore si trova nel Trentino Alto Adige. Sono stati solo dodici i residenti di questa regione laureati in Ingegneria gestionale o biomedica quando la richiesta delle aziende è di quasi 500 specialisti. La ricerca di professionalità da parte delle imprese del territorio resta del tutto insoddisfatta" si legge nell'articolo. 

Laureati a Trento: la metà viene da fuori regione

Per quanto riguarda l'ambito biomedico la carenza maggiore è la  mancanza di percorso di studi con indirizzo chimico-armaceutico, data la presenza di grandi aziende del settore sul territorio. Secondo il report di Talents Venture la richiesta di professionisti con questo titolo sul territorio sarebbe molto alta, rispetto all'assenza  totale di laureati trentini in quest'ambito. 

Studenti molesti? No, l'80% dei trentini li vorrebbe come vicini

A livello nazionale i più ricercati sono i laureati in statistica ed ingegneria elettronica (ed almeno nel  primo caso il Trentino può dunque consolarsi). A fronte di circa 1.300 laureati all'anno in statistica i posti di lavoro sarebbero più di 7.000, forbice che si allarga ancora di più per quanto riguarda gli ingegneri elettronici: nel 2017 le imprese italiane hanno ricercato 45.000 professionisti del settore a fronte di 10.000 laureati nello stesso  anno. 

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Commenti (1)

  • Degli ingegneri biomedici non so molto ma credo che pochi siano, in numero, i posti disponibili, data l'estrema specializzazione necessaria solo nelle fabbriche di questi dispositivi e negli ospedali (ma qui troviamo anche i laureati in fisica).Quindi non mi convince questa affermazione. Diversa è la situazione per i gestionali: sono ingegneri anomali che, al solito, hanno competenze tecniche superficiali. Non sanno dimensionare una trave, ne una linea elettrica, ne scrivere un programma: il loro compito é quello di organizzare il lavoro altrui. Una volta si andava col cronometro sotto il naso dell'operaio a misurate il tempo impiegato per le singole operazioni, ma almeno li chiamavano specialisti di "tempi e metodi", ora che non vi sono piú operai, questi tecnici sono stati riciclati nobilitandoli con un titolo usurpato. Purtroppo il vero problema di questi presunti sbilanciamenti é la scarsa retribuzione (parlo degli ingegneri normali): giovani che si sono impegnati, studiando materie difficili ed astruse non alla portata di tutti e sicuramente più di tutte le altre lauree. Non hanno una posizione tutelata che tenga conto della preparazione pregressa, non hanno un loro sindacato orizzontale che li tuteli come è uso in altri paesi ne, come liberi professionisti, hanno un ordine che li rappresenti. Invece, ben diversa é la situazione di altri ordini, come ad esempio quello del medici: basta vedere gli stipendi che hanno negli ospedali dove sono tutti dirigenti (in altri paesi non é così). Ma questa é un'altra storia. Quindi meglio inserirsi in queste posizioni ibride che si avvicinano ai posti di comando e danno una maggiore prospettiva futura con, in più, il prestigio di un titolo immeritato. Il tutto avviene ormai, in un clima di smobilizzo generale della componente veramente tecnica che, fino a prova contraria, é quella che può permettere un progresso economico ala comunitá (vedi Germania).

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