Prodotti tipici: il Trentino con più di 100 specialità è agli ultimi posti

In Trentino "solo" 105 specialità censite da Coldiretti, stravince la Campania con 531 prodotti censiti

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Trentino e Alto Adige agli ultimi posti per prodotti tipici: se ne contano "solo" 105 in provincia di Trento e 90 in provincia di Bolzano. E' quanto risulta dall'ultimo censimento svolto da Coldiretti, che oltre a compilare un elenco di 5.155 delizie tutte italiane ha anche assegnato le Bandiere del Gusto 2019.

Il Trentino Alto Adige, pur con quasi 200 prodotti d'eccellenza in totale, deve arrendersi alla varietà di sapori, ricette e fantasia delle regioni simbolo della cucina italiana. In testa c'è la Campania con 531 specialità, uno stacco netto rispetto alle 461 della Toscana, altra icona gastronomica, che si piazza al secondo posto. Al terzo posto il Lazio con 428 specialità censite.

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La prima regione del nord è al quarto posto: naturalmente è l'Emilia Romagna, con 396 specialità, seguono il Veneto a quota 374 ed il Piemonte a 342. Si tratta, specifica Coldiretti, di "specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni".

Menzione speciale per un prodotto particolarissimo, a cavallo tra Trentino ed Alto Adige: l’Altreier kaffee, il mitico caffè di Anterivo, un surrogato del caffè che si ottiene dalla macinazione dei semi tostati di una varietà di Lupinus pilosus, coltivata nella zona almeno dalla metà del XIX secolo.

Coldiretti: "C'è il rischio banalizzazione"

Insomma delle vere e proprie "rarità", perlopiù per intenditori. Una realtà, quella fotografata da Coldiretti, ben diversa dallo stereotipi "pizza, pasta e mandolino" spesso venduto ai turisti. Anche in Trentino, naturalmente, magari in versione "speck, birra e fisarmonica".

“Dietro ogni prodotto c’è una storia, una cultura ed una tradizione che è rimasta viva nel tempo ed esprime al meglio la realtà di ogni territorio” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare “la necessità di difendere questo patrimonio del Made in Italy dalla banalizzazione e dalle spinte all’omologazione e all’appiattimento verso il basso dell’offerta alimentare anche turistica”.

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