Violenza di genere in Trentino: nel 2017 quasi cinquanta casi al mese

Nell’83% dei casi la vittima conosce l'autore e nel 60% dei casi si tratta di partner o ex partner; quasi la metà dei reati ipotizzati (47%) è annoverabile nella categoria di violenza fisica o domestica

Nel 2017 l’Osservatorio provinciale sulla violenza di genere ha registrato 638 episodi riconducibili a violenze di genere: per la fascia di età tra i 16 e i 64 anni si tratta di una media di quasi cinquanta al mese, 1,6 al giorno. Nell’83% dei casi la vittima conosce l'autore; nel 61% dei casi si tratta di partner o ex partner. Queste percentuali si ritrovano anche per le donne accolte nei servizi antiviolenza, dove si registra anche la rilevazione di 524 minori vittime di violenza assistita. Lo studio - presentato oggi a Trento - conferma che il fenomeno riguarda soprattutto la rete di relazioni più vicina alle vittime, se non la più intima, quella famigliare, che ne rende più difficile l’emersione. Lo studio prende in esame denunce e procedimenti di ammonimento: si tratta quindi di quella parte del fenomeno che arriva alle istituzioni ma che verosimilmente ne rappresenta una sottostima. Nel 2017 sono stati rilevati 638 episodi pari a 439 denunce e 199 procedimenti di ammonimento, per un totale di 786 reati ipotizzati (ogni episodio è registrato in una scheda che può riportare più reati). Si tratta di situazioni in cui la vittima è una donna e il presunto autore un uomo e che, proprio in base questo criterio, sono ascrivibili a violenze di genere. Considerando la fascia di età tra i 16 e i 64 anni, che risulta essere la più colpita, ciò equivale a una media di quasi cinquanta episodi al mese, 1,6 al giorno.

Nell’83% dei casi la vittima conosce l'autore e nel 60% dei casi si tratta di partner o ex partner; quasi la metà dei reati ipotizzati (47%) è annoverabile nella categoria di violenza fisica o domestica. In particolare, i procedimenti di ammonimento intervengono maggiormente laddove la relazione è ancora in corso e denunciare è più difficile: oltre un procedimento su due (61%) riguarda il partner della vittima. Includendo gli ex partner si arriva a quasi nove su dieci (87%). Nelle denunce ordinarie questi casi arrivano nel complesso al 49% ma, di contro, oltre un caso su dieci (11%) riguarda altri famigliari e il 14% un amico o conoscente. Al contrario, la vittima dichiara di non avere alcun tipo di connessione con il presunto autore nel 10% dei casi (per un altro 7% non è possibile risalire all’informazione). Per quanto riguarda l’ambito lavorativo – dove il presunto autore è il datore di lavoro o un collega della vittima – nel 2017 denunce e ammonimenti sono l’1% del totale. Il contesto lavorativo rimane uno degli ambiti in cui l’emersione della violenza di genere è più difficile, proprio per l’asimmetria che spesso esiste nei rapporti professionali tra uomini e donne. 

I servizi antiviolenza
I servizi antiviolenza presenti sul territorio provinciale sono articolati in “Servizi di accoglienza residenziale” che offrono ospitalità temporanea e “Servizi non residenziali” che offrono, invece, sostegno, consulenza legale e psicosociale. Si tratta di Casa Rifugio, Centro Antiviolenza, Punto d’Approdo, Famiglia Materna, Casa “Padre Angelo”, Casa della Giovane, Atas, Alfid, Anfas con il “Progetto Stairway” e il Villaggio del fanciullo con il “Progetto S.O.S Mamma”. Nel 2017 sono 111 le donne presenti nei servizi residenziali e 301 le donne ascoltate e sostenute dai servizi non residenziali. Tutte dichiarano di aver subito violenza psicologia accompagnata da un altro tipo di violenza, principalmente fisica. Le caratteristiche delle donne che si rivolgono alle due tipologie di servizi sono diverse ma coerenti con l’offerta: giovani, economicamente vulnerabili, straniere, socialmente isolate, quelle accolte nei servizi residenziali ai quali, infatti, si accede prevalentemente attraverso l’invio dei Servizi sociali; più mature, economicamente autonome, con un livello di istruzione medio alto e di nazionalità italiana, quelle che invece hanno ricevuto informazioni e orientamento da parte dei servizi non residenziali cui si accede per lo più in maniera autonoma e diretta. In linea con quanto riscontrato nell’analisi di denunce e ammonimenti, il soggetto maltrattante è, nella maggior parte dei casi, l’uomo con cui la vittima ha una relazione intima e stabile, partner o ex partner. Al fine di intervenire anche nei loro confronti, è proseguito nel 2017 il progetto “Cambiamenti”: un percorso psico-educativo destinato ad autori di maltrattamenti e comportamenti violenti che nell’ultimo anno ha visto il coinvolgimento di 19 uomini. Infine, va evidenziato l'incremento delle vittime di violenza assistita: si tratta di quei minori che subiscono le conseguenze di essere stati, per l’appunto, testimoni di episodi di violenza. Per i servizi residenziali l’aumento rispetto al 2016 si attesta al 21%. Complessivamente sono 524 i minori coinvolti.

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