Dalla Val Rendena a Verona per partorire, l'assessore Zeni risponde all'interrogazione

Ad essere al completo non era il reparto di ginecologia bensì quello di neonatologia. "Con l'innnalzamento dell'età delle donne si ricorre più spesso alla terapia intensiva" spiega Zeni. Presto tre nuove incubatrici al S. Chiara

Sembra essere stata un'evenienza particolarmente rara quella che ha costretto una neomamma di Porte di Rendena, recatasi a Trento in auto con il marito per partorire, a dover ricorrere all'elicottero per dare alla luce due gemelli nell'ospedale di Verona. Il caso ha suscitato reazioni nell'opinione pubblica e nella minoranza in consiglio provinciale, con un'interrogazione alla quale ha  risposto l'assessore Zeni.

Ad essere al completo, quella notte, non era il reparto di ginecologia (eventualità che, assicura Zeni, non si è mai  verificata) bensì quello di neonatologia. Si tratta di un reparto "che richiede un'altissima specializzazione e impossibile da realizzare nelle valli" ha detto l'assessore.

"Per trattate i prematuri si deve avere una terapia intensiva neonatale, soprattutto nel caso, come quello citato, di un parto gemellare" si legge nella risposta all'interrogazione del consigliere Caudio Cia. Quella sera i 7 posti di neonatologia a Trento erano tutti pieni. Quanto alla nazionalità dei bimbi presenti nel reparto all'arrivo  della partoriente, spiega Zeni rispondendo ad una curriosità di Cia, erano tutti italiani.

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"L’innalzamento dell’età delle donne - ha spiegato l'assessore - ha portato ad una crescita dei parti neonatali, per questo si sono messi a disposizione un milione e mezzo di euro per adeguare la neonatologia al Santa Chiara fino ad arrivare a 10 incubatrici con una sala più ampia. In terapia intensiva e semi intensiva ci saranno 6 culle e le strutture verranno allargate".

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