La Fondazione Mach "salva" Biancaccia e Rossetta

Due uve "scomparse" la cui presenza in Trentino è attestata fino all'800 sono state riscoperte, come il Groppello di Revò o il Maor, dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige ed iscritte nel Registro nazionale per dare il via alla produzione

Biancaccia e Rossetta torneranno nelle campagne trentine. Non si tratta di due allegre contadinotte protagoniste di una canzone popolare ma di due uve, una bianca e l'altra rossa, coltivate in Trentino secoli fa e riscoperte dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach che hanno ora provveduto ad inserirle nel Ragistro nazionale. Un lavoro di riscoperta iniziato nel 2002 con Casetta e Groppellodi Revò che ha portato alla reintroduzione di uve, e di vini, oggi molto apprezzati.

La "Biancaccia" (vedi foto sotto) era presente in Valsugana e Valagarina almeno fino al 1825, anno in cui ricorre una citazione di questa uva all'interno della "Ampelografia trentina". Le notizie relative alla "Rossetta di montagna" risalgono invece al 1775, l'uva è "censita" in Valsugana, dove oggi si ritrova in qualche vecchio filare, e basso Sarca.

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