Muore sull'Everest Ueli Steck, Trento Filmfestival in lutto

Il presidente del Filmfestival de Martin: "Il Festival celebra la voglia di alta quota, ma è anche la vita e l'elemento imponderabile della montagna. La scomparsa di Steck lascia un vuoto in tutti noi"

«È con tristezza che questa mattina abbiamo appreso della morte di Ueli Steck in Nepal, mentre si stava preparando a una nuova impresa. Un incidente avvenuto, stante la prima ricostruzione, durante una salita veloce di acclimatamento dell’alpinista che lo ha portato via per sempre, lasciando un vuoto nel mondo della montagna e di tutti noi». Così Roberto De Martin, presidente del Trento Film Festival, manifestazione di cinema e montagna in corso a Trento commenta la scomparsa dell’alpinista Steck, alpinista e arrampicatore svizzero famoso per le sue solitarie e record di velocità su impegnative pareti delle Alpi (Eiger, Cervino e Grandes Jorasses) e pioniere di nuove vie in Nepal. 

Steck era stato insignito per ben due volte del Piolet d'Or, il massimo riconoscimento alpinistico: nel 2009 per la nuova via sul Tengkangpoche con Simon Anthamatten e la seconda nel 2014 per l'apertura in solitaria in 28 ore di una nuova via sulla parete sud dell'Annapurna. Ha perso la vita ieri, 29 aprile, durante l'ascesa della difficile parete ovest del Nuptse, nel massiccio dell'Everest.

«Il festival -  prosegue De Martiin - è il momento della celebrazione delle alte quote e dei suoi protagonisti, ma è anche il luogo della riflessione e del ricordo, dove ognuno di noi s’interroga sul significato della vita e dei limiti fino ai quali può spingersi e dove però si può sempre incontrare l’imponderabile, così come è avvenuto a Ueli Steck. Temi questi di cui il festival, così come il CAI, socio fondatore della manifestazione, si occupa da tempo, discutendo sulla montagna da vivere e da far vivere e proponendo documenti come quello di Oreste Forno dell’edizione del 2014 “La montagna da vivere” o promuovendo iniziative come quella di quest’anno dell’alpinista Massimo Dorigoni che raccogliendo le testimonianze di 22 tra i più forti alpinisti trentini e italiani, come Sergio Martini, socio emerito del festival, invita con il libro “Montagne senza vetta. Il coraggio di sentirsi liberi”, a vivere la montagna anche imparando a sapere rinunciare alla vetta. Un’iniziativa peraltro con un forte significato di solidarietà, perché il ricavato della vendita dei libri sarà destinato a fornire di un defibrillatore semiautomatico i rifugi alpini in alta quota più difficili da raggiungere. Uno strumento che può salvare una vita e che, in questo momento, acquista un significato di speranza ancora maggiore in un giorno triste per il mondo dell’alpinismo».

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