Scritta 'Daspo?' ovunque: è davvero un attacco xenofobo?

Se l'obiettivo era quello di provocare l'anonimo writer c'è riuscito: la scritta è ovunque, seguita da un punto interrogativo e in qualche caso dalla "firma" K2

foto dal gruppo facebook Sei di Povo se...

La scritta "Daspo" vergata con pennarello nero un po' ovunque nella zona di via Travai, ma non solo, ha fatto parecchio discutere. L'episodio è stato definito un "raid xenofobo" poichè la scritta è comparsa anche sull'insegna di due ristoranti etnici, uno nella via l'altro in piazza Garzetti, e di un calzolaio delle Androne. Attività commerciali gestite da stranieri ai quali, è bene precisarlo, va tutta la nostra solidarietà per il danno subìto.

Il sindaco, il presidente del Consiglio provinciale, la Confcommercio, la consigliera comunale Antonia Romano e l'imam di Trento hanno espresso dure condanne del gesto. Sono state evocate memorie del triste periodo della persecuzione antisemita e qualcuno ha scomodato l'aggettivo "nazista".  Ma siamo sicuri che si sia trattato di un'azione razzista nei confronti degli stranieri che vivono a Trento?

Ci permettiamo di introdurre qualche ragionevole dubbio sulla base di alcuni dettagli: innanzitutto la parola "Daspo" è seguita, in quasi tutti i casi, da un punto interrogativo. Un dettaglio che fa pensare ad una provocazione: se l'intento fosse stato davvero razzista probabilmente un punto esclamativo sarebbe stato più efficace. Effettivamente nel caso del fast food di piazza Garzetti e del calzolaio delle Androne il punto interrogativo non c'è, ma lo stile ricorda più quello di un "graffittaro" rispetto allo stile tipico dei movimenti di estrema destra (per una ricostruzione della storia del "fasciofont" clicca qui). 

In alcuni casi, poi, c'è perfino la "firma": K2, leggibile sotto la scritta "Daspo?", che sembra essere a tutti  gli effetti una "tag". C'è poi da ricordare che oltre alle insegne dei due negozi la scritta è comparsa ovunque: muri, specchi e segnali stradali, ma anche sul distributore automatico di biglietti dell'autobus di piazza Fiera, sui cartelloni che coprono il cantiere di un nuovo complesso residenziale di lusso in via Travai, sul contenitore automatico della raccolta differenziata, e perfino su un pannello informativo recentemente installato dalla SAT al Pramarquat, un prato tra i boschi della Marzola, sopra Povo.

L'anonimo "razzista" avrebbe dunque colpito con il  suo immaginario "Daspo" anche l'azienda di trasporto pubblico, quella della raccolta differenziata e la SAT di Povo? Una cosa è certa: se l'obiettivo dell'anonimo vandalo era quello di far parlare di sè c'è riuscito, e forse scrivendo "Daspo?" sullo specchio ha voluto "daspare" tutti noi. 

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