Scontri a Sociologia: porta bloccata dai contro-manifestanti, spranga e bottiglie rotte

Blitz di un gruppo di attivisti di destra contro i contestatori del giornalista Biloslavo

Scontri a Sociologia: militanti di estrema destra hanno attaccato il presidio dei contestatori del giornalista Fausto Biloslavo. Sembra che, in pochi secondi, abbiano menato colpi con gli ombrelli, ma è spuntato anche un tubo di plastica dura. A destare ancor più preoccupazione è il lucchetto, comparso su una delle porte d'ingresso poco prima del breve scontro. Un gesto che farebbe pensare ad una certa premeditazione.

Secondo alcuni testimoni, infatti, sarebbero stati gli attivisti di estrema destra a bloccare la porta, per poi attaccare impedendo ai militanti "avversari" di scappare. A terra sono rimasti un ombrello rotto, un tubo di pvc ed una bottiglia di birra rotta (vedi gallery in fondo). Un ragazzo è stato ferito, in maniera non grave, alla testa ed allo zigomo. Il tutto è terminato nel giro di pochi minuti con la fuga dei militanti di estrema destra e l'intervento di polizia e carabinieri, già presenti in forze.

UDU: "Un'aggressione squadrista in piena regola"

"Non so chi siano queste persone, di sicuro non appartengono al centrodestra trentino e non venga fuori che siamo associati a loro. Anzi, secodo me non sono nemmeno trentini, mi pare siano veneti". Il consigliere provinciale della Lega Devid Moranduzzo, presente con la consigliera comunale Bruna Giuliani ed i Giovani della Lega, prende le distanze da quest'altro gruppo. I Giovani della Lega erano presenti per distribuire un volantino cn lo slogan "Fuori i brigatisti da UniTN", che fa il verso allo striscione affisso la scorsa: "Fuori i fascisti dall'Università".

A fianco dei giovani leghisti sono però ben presto comparsi degli altri soggetti. Un gruppo visibilmente staccato dal primo. Non si sa chi siano: sono arrivati più o meno alla stessa ora dei giovani leghisti e si sono subito schierati dallo stesso lato della strada, all'ingresso della Facoltà di Giurisprudenza. Giubbotti neri, occhiali scuri, jeans e scarpe di pelle bianche. Uno di loro indossava una maglietta con la scritta "Movimento Verona" volutamente in mostra sotto l'impermeabile aperto.

Dall'altra parte i contestatori della conferenza, già saltata la scorsa settimana. L'altra volta la protesta era guidata dal collettivo Refresh, questa volta la firma sugli striscioni era quella di Hurriya. Al giornalista viene contestata non solo la militanza giovanile nel Fronte della Gioventù di Trieste ma anche la collaborazione recente con ambienti vicini a Casapound come la rivista Ferro Gallico, nonchè il sostegno al contestato film sulle Foibe Rosso Istria.

Il lucchetto è stato rimosso in fretta e furia. Le forze dell'ordine sono rimate a presidiare l'ingresso della facoltà mentre il giornalista è stato fatto entrare da una porta laterale. I contestatori si sono dunque radunati alla porta dell'aula Kessler. La conferenza è stata pesantemente contestata con fischi, urla e pugni battuti sulle porte di legno. Durante la contestazione sono state rivolte pesanti ingiurie al giornalista ed agli organizzatori. Il rettore Collini si è presentato alla porta provando a dialogare con i contestatori ed è stato minacciato e strattonato. Una protesta che ha causato anche dei danni: uno dei riquadri di una porta di legno è stato sfondato.

L'assessore Bisesti: "Dissenso strumentalizzato"

Protesta pacifica, invece, da parte di una ragazza del pubblico, studentessa di Sociologia, appena laureata: ha preso la parola nello spazio riservato alle domande del pubblico ed è salita sul palco per leggere un intervento nel quale ha rimproverato a Biloslavo la militanza nel MSI, partito coinvolto nella violenta repressione degli scioperi di fine anni '60 in Suditalia.

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Tra il pubblico si è seduto, poco prima dell'inizio, anche l'assessore provinciale alla Cultura ed all'Università Mirko Bisesti, segretario provinciale della Lega Salvini. La sala, piena, ha più volte risposto al chiasso proveniente dal corridoio con un applauso di incoraggiamento al reporter ma il rumore assordante è durato finché è durata la conferenza, al termine della quale il giornalista è stato scortato all'uscita, non prima di aver girato un video con il suo telefonino puntato sui contestatori. 

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