"Le montagne sono di tutti, le croci un po' meno"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del presidente dei Laici Trentini Alessandro Giacomini riguardo alle celebrazioni in onore dei caduti, di una parte sola, organizzate dalle varie Kompanien trentine. Il punto qui non è la Grande Guerra, ma il simbolo usato, considerato invasivo per la bellezza dell'ambiente montano

"La diatriba in atto sulle croci degli Schutzen, o meglio, quella sfida a singolar tenzone armati di croci, pone aspetti riflessivi più profondi. Le cime delle montagne hanno un valore estetico naturale assoluto e insuperabile, sono di una bellezza compulsiva, la salita, l'attesa della vetta, la fatica e poi l'esplosione di gioia che si somatizza nel corpo per il raggiungimento della sommità come fosse un virus benefico è però sempre più limitata da un elemento estraneo, la croce, essa, come se fosse un cimitero naturale marca il territorio, decurtando in modalità tombale la bellezza della cima.


Tale impropria marcatura rappresenta un elemento estraneo e degradante nella salvaguardia ambientale, è offensivo che le nostre care dolomiti siano diventate un patrimonio dell'unesco, cioè di tutta l'umanità ma che su di esse si impone aggressivamente una convinzione religiosa con il proprio segno inconfondibile, che è bene ricordarlo non si è certo distinto nel passato per missioni di pace o di sconfiggere l'odio, un esempio è l'attuale polemica in atto la stessa divide e non unisce riporta in auge nazionalismi che hanno prodotto guerre e tragedie.


Le cime delle montagne devono essere libere e neutre da qualsiasi simbolo, non possiamo permettere a nessuno di strumentalizzarle , c'è un concreto rischio che chi ama la montagna ogni qualvolta arrivi in cima ad una vetta abbia la chiara sensazione di essere un ospite,no questo no, ripeto, non lo dobbiamo permettere, la montagna è di tutti la croce un po meno".

Alessandro Giacomini
Presidente Associazione Laici Trentini

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