L'avventura di Sandro Rossi sul Satopanth, la "Via della Verità" dell'Himalaya

Alpinista, viaggiatore, blogger: Sandro Rossi, classe 1960 di Mezzocorona, ha scalato una tra le più sconosciute ed affascinanti vette himalayane sulle orme della spedizione del 1947

Ha percorso la "Via della Verità" fino all'ultimo gradino, a 7.075 metri di quota; "nove ore di salita sferzata da continue raffiche di vento forte che sparava sulla pelle grani di ghiaccio come proiettili". Così scrive Sandro Rossi, nel blog/diario che racconta un'avventura pianificata da tempo, finalmente portata  a termine. Definirlo alpinista forse non rende bene l'idea del suo approccio alla montagna, la definizione di turista è ovviamente lontana anni luce. Sandro Rossi, 57enne di Mezzocorona, è un viaggiatore a cui piace viaggiare in verticale, ma con il ritmo giusto. La spedizione sul Satopanth (in sanscrito "Via della Verità"), in India, era già pronta nel 2016. "Un brutto tiro giocatomi dall'agenzia indiana", come scrive, ha fatto slittare tutto di un anno. Finalmente il 2 ottobre scorso, alle 11.30, ora indiana, Sandro  è salito sulla vetta, una delle più remote, ed affascinanti, della catena himalayana.

Il fascino del Satopanth è legato alla tradizione del luogo che vede la montagna come un luogo sacro. "Il Satopanth si trova nel Garhwal, nell'India settentrionale, una regione assolutamente non frequentata da turisti occidentali, ma da pellegrini indiani, in un’India antica popolata da gente gentile, onesta, assolutamente vegetariana e che non ti vuole vendere nulla. Incastonato in una delle più remote aree dell'Himalaya, il Garhwal proietta le sue spettacolari vette verso il Tibet e costituisce la frontiera orografica che divide la spiritualità del Buddismo Tibetano da quella Induista. Al di là dell'aspetto alpinistico, questo più che un viaggio può essere considerato un pellegrinaggio in una Terra Santa da 5000 anni ricca di monti bellissimi ammantati di neve e di fiumi dalle acque cristalline" racconta Rossi. Un viaggio lento, con partenza da Delhi, sulle orme della prima spedizione svizzera che nel 1947 "conquistò" la vetta della Satopanth. A rendere ancora più significativa la sfida di Sandro c'è un carcinoma, che ha segnato la sua vita qualche anno fa. Non solo in negativo: "Ho scoperto l'importanza della famiglia, la vita non è solo lavoro e carriera, ed ho scoperto che il cancro si può vincere con la tenacia, l'aiuto dei medici ed anche un po' di fortuna". 

Da allora Sandro ha deciso di salire sempre più in alto, rimanendo lontano da qualsiasi forma di professionismo o di agonismo, e di raccontare le sue imprese su internet (clicca qui per accedere al sito). L'ultima, per ora, è quella che gli ha regalato, per un breve momento, la visione dell'Himalaya dalla cima del Satopanth: "La vetta, per come è fatta, non permetteva, insieme al vento, di fare chissà quali foto-ricordo. Anche se per poco tempo comunque, guardarsi intorno dalla cima e ammirare un panorama veramente mozzafiato è stato emozionante ... sensazioni uniche di pace serenità e appagamento, difficile descrivere quello che si prova in quei momenti, dopo lunghe e sofferte ore di salita. Sono arrivato in vetta insieme ad una guida indiana e all'ufficiale di collegamento assegnatoci da IMF (Indian Mountainer Foundation), due sherpa, e tre dei miei quattro compagni di avventura, un ragazzo catalano di 32 anni, una ragazza tedesca di 38 anni e un altro ragazzo indiano di 31 anni, in pratica io con i miei 57 anni ero il papà del gruppo, ma il vecchio trentino non ha per niente sfigurato, anzi..."

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Satopanth vetta 2-2-2

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