Percorsi di psicoterapia per i detenuti colpevoli di reati a sfondo sessuale

Un progetto sperimentale sarà avviato nel carcere di Spini di Gardolo a Trento, grazie alla collaborazione tra Fondazione Caritro e Fondazione Trentina Volontariato Sociale

Fondazione Caritro e Fondazione Trentina Volontariato Sociale sosterranno l’attivazione di un laboratorio psicoterapeutico con la Casa circondariale di Spini di Gardolo a Trento per avviare un progetto di prevenzione della recidiva, denominato 'Sex Offender Treatment'. Tra poche settimane verrà quindi attivato uno spazio per le persone che si sono macchiate di un reato sessuale e che sono detenute nei reparti protetti della casa circondariale di Trento. Da alcuni anni anche in Italia sono drasticamente in crescita i reati a sfondo sessuale, a tal punto che si può parlare di una vera e propria emergenza da combattere anche con interventi educativi e terapeutici idonei a prevenire la recidiva. In Italia i detenuti allocati in sezioni riservate sono 2.500, di cui 70, provenienti da tutto il Triveneto, ospitati presso i 2 raggi degli 8 della Casa Circondariale di Trento.

Il progetto prevede un percorso di formazione dei volontari e uno psicoterapeutico per i detenuti. Attraverso un approccio psicoterapico i volontari avranno consapevolezza della complessità del trattamento rivolto ai detenuti. Il percorso svolto in gruppo e individualmente, mira ad innescare un processo di riconoscimento del proprio comportamento illegale e del disvalore sociale del loro comportamento. La formazione dei volontari sarà inoltre rivolta a creare una rete relazionale per i detenuti sulla quale, una volta scontata la pena, potranno contare per supportare il rientro nella normalità, riducendo i rischi di recidiva.

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Il progetto pilota (2018-2020), prevede il coinvolgimento di Fondazione Caritro che si occuperà di sostenere la realizzazione di attività laboratoriali che verranno svolte da uno psicoterapeuta esperto. La sperimentazione è volta ad affrontare problematiche emergenti, per migliorare la qualità complessiva della vita all’interno del carcere, incentivando la partecipazione alle attività e dare ai detenuti, una volta scontata la pena, una possibilità di tornare alla 'normalità' del vivere civile.

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