San Martino: castagne, vino e...rose

Non si contano i proverbi trentini che mettono il vino in rima con il nome del vescovo di Tours che si celebra l'11 novembre. Forse non tutti sanno che il periodo è anche propizio per pensare al giardino...dell'anno prossimo! E' l'estate di San Martino, che dura "tre dì e 'n pochetìn", bisogna approfittarne

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"A San Martìn, castagne e vin": non poteva esserci rima migliore per collegare il santo che si celebra l'11 novembre, con i prodotti di stagione. In Trentino, come in tutta Italia, non si contano le varianti del proverbio che mette in rima il nome del vescovo di Tours che tagliò il proprio mantello per donarne la metà ad un mendicante infreddolito, con il vino, ovviamente quello nuovo che proprio a novembre entra nella fase finale della maturazione. Le castagne non mancano nelle feste in programma nei borghi dove, "dal ribollir dei tini va l'aspro odor dei vini l'anime a rallegrar" come recita la lirica del Carducci.

Non mancheranno sicuramente al circolo dei Ridicoi e dei Reversi, nel quartiere di San Martino a Trento, abitato da personaggi caratteristici, tanto da far concorrenza al quartiere di Torre Vanga, se è vero che "chi che ghe manca 'na rodèla el va en San Martìn o a la Portèla". Accanto alle castagne c'è il vino, il novello, da assaggiare, commentare... ed assaggiare ancora. "A San Martìn se tasta el vin" recita un altro detto, e del resto è facile accontentare tutti i palati visto che "a San Martìn ogni mosto l'è vin".

L'importante è, ad una certa ora, "far San Martìn". Conoscete il significato di questo detto? Un tempo la data dell'11 novembre coincideva con il rinnovo dei contratti agrari, questo spiega anche i topònimi come "Martina" o "Martinella" usati per denominare appezzamenti agricoli, solitamente vigneti, e probabilmente anche il nome del borgo di Martignano, sulla collina ovest di Trento. Al contratto di affitto della terra era però legato anche quello della casa, del "maso". I "masadori" che non rinnovavano il contratto dovevano quindi trasferirsi, "far San Martìn" appunto. Oggi il detto è sopravvissuto nella parlata popolare con il significato di andarsene, sloggiare, levarsi...di torno; ma a proferirlo solitamente è chi se ne va, lasciando intendere che ne ha abbastanza.

L'estate di San Martino non è un'invenzione di qualche APT per sfruttare fino all'ultimo la bella stagione: esiste veramente ma non si verifica pienamente ogni anno. Del resto si sa che "l'istà de San Martìn la dura la dura tre dì e 'n pochetìn" e bisogna approfittarne prima dell'arrivo di un inverno che i meteorologi prevedono particolarmente freddo. Sebbene breve l'estate di San Martino assicura temperature costantemente sopra allo zero, questo significa che l'acqua ed il terreno non ghiacciano, nemmeno di notte. E' per questo che "chi vòl en bel giardin el pianta le rose a San Martìn". Ed una volta finito con il giardinaggio ci si dà alla maglia perchè "chi avanti Nadal no fila, dopo Nadal sospira" clicca qui...

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