Prostituzione: così agiva la banda che controllava via Brennero

Donne costrette a pagare per la "protezione" nelle aree di sosta a Trento nord, costantemente seguite dalla strada agli appartamenti delle palazzine lungo via Brennero. Dettagli inquietanti nella ricostruzione dei mesi di indagini

All'indomani dei cinque arresti eseguiti tra Trento e Pavia dal Comando provinciale dei carabinieri, che ha sgominato una banda dedita allo sfruttamento della prostituzione in strada, le ricostruzioni delle indagini portano alla luce una situazione inquietante sia per quanto riguarda lo stato di schiavitù nel quale vivevano le donne sfruttate che per la capillarità del controllo che la banda esercitava sul territorio di Trento nord.

Ognuna delle donne "protette" doveva versare una quota di 50 euro a serata per poter "esercitare" nelle rientranze lungo la carreggiata in via Brennero, sotto gli occhi dei "boss" che compivano continue ronde per controllare gli affari. Nel periodo delle indagini non sono mancati episodi di violenza da parte degli aguzzini nei confronti di donne che avevano "reso poco", raccontano i carabinieri.

Una delle donne "intermedie", cioè sfruttata ed a sua volta sfruttatrice, per non dover dichiarare al proprio protettore quanto avesse da poco incassato è riuscita a fingere di essere stata rapita. Le donne "lavoravanno" inn strada ma vivevano nelle grandi palazzine di Trento nord, vicine a via Brennero, in appartamenti naturalmente messi "a disposizione" dagli sfruttatori che seguivano ogni aspetto della vita delle prostitute. I carabinieri riferiscono che tutte le donne sfruttate dalla banda saranno ora libere: è molto probabile che siano state inserite nei percorsi di accoglienza dei vari enti sociali, dove potranno iniziare una nuova vita.  

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