Ecco come venivano sfruttate le ragazze cinesi a Mezzolombardo ed a Trento

Sgominata una banda italo-cinese, con ruoli ben definiti e stretti rapporti con Milano, dove venivano portati gli incassi: 20.000 euro al mese

Immagine di repertorio, Milano Today

Sei persone in manette per sfruttamento della prostituzione. L'indagine dei carabinieri di Trento, che coinvolge anche altre province tra cui Milano ed Imperia, ha scoperto un giro che poteva fruttare fino a 20.000 euro al mese. Gli incontri avvenivano in due appartamenti, uno a Mezzolombardo e l'altro a Trento. Difficile stabilire il numero delle prostitute sfruttate, tutte di nazionalità cinese, dato il continuo "ricambio" di giovani donne tra il Trentino e Milano.

Le modalità di gestione del giro, i luoghi, e soprattutto gli stretti rapporti con la criminalità cinese a Milano fanno di quest'indagine praticamente una copia di quella della dell'ottobre 2015, denominata "Lanterne rosse". Le indagini, in quel caso, partirono dalle segnalazioni dei residenti di Roncafort, che avevano notato uno strano movimento attorno ad un appartamento della zona.

Sei arrestati: tre italiani e tre cinesi

Ognuno dei due appartamenti aveva una "matrona", cinese, che controllava le ragazze. Un uomo, sempre di nazionalità cinese, teneva i rapporti con il capoluogo lombardo. Questi, noto come "lo zio di Milano", si sarebbe recato a Trento appositamente per riscuotere i guadagni mensili: 18.000 euro, naturalmente in contanti, trasportati in auto fino a Milano.

Vi era poi la parte italiana della banda: due trentini ed un ligure, che fungevano da prestanome per l'affitto degli appartamenti. Il ruolo degli italiani, come appurato anche in altre indagini di questo tipo, era però anche un altro: dei veri e propri tuttofare, in grado di sbrigare piccole incombenze, tenere d'occhio i controlli della Polizia e soprattutto pubblicizzare gli incontri sui siti internet dedicati.

In particolare il ruolo di "informatico" era destinato al 45enne residente a Sanremo, in provincia di Imperia, mentre i due trentini, un cinquantenne ed un settantenne, avrebbero fornito supporto logistico in loco, rispettivamete a Mezzolombardo ed a Trento, in stretto contatto con le due "maitresse" cinesi.

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