La Cassa Rurale revoca l'accordo per ospitare i profughi: protesta del Bruno

Un bieco ricatto: così gli attivisti del centro sociale di Trento definiscono la petizione lanciata da 180 soci della Cassa Rurale Alta Anaunia che hanno minacciato di ritirare i conti se l'istituto di credito avesse dato ospitalità ai richiedenti asilo

Protesta con striscioni e volantini alla Cassa Rurale dell'Alta Anaunia da parte degli attivisti del Centro Sociale Bruno  di  Trento  che hanno manifestato contro la decisione presa dal Cda di disdire l'accordo preso con la Provincia per ospitare dei richiedenti asilo nell'ex convento dei frati  di Arsio, proprietà dell'istituto di credito. Dietro la decisione ci sono 180 firme, presentate da  altrettanti soci, che hanno  minacciato di chiudere i propri conti se la Cassa Rurale avesse dato ospitalità ai  profughi.

"Un bieco ricatto econommico - dicono i portavoce del centro sociale - se non ci stupisce che esista una percentuale piccola di persone ignoranti e razziste anche in questa comunità, la responsabilità di aver disdetto l'accordo per l'accoglienza è del consiglio d'amministrazione della Cassa Rurale che o si è fatto contagiare dal virus dell'intolleranza oppure ha ceduto al ricatto".

"La Cassa Rurale dovrebbe fondarsi su altri valori, visto che si vanta di essere riuscita a conservare nel suo statuto i principi etici di mutualismo e di solidarietà del movimento cooperativistico degli stessi padri fondatori, come Don Guetti" questo il monito lanciato dai manifestanti. Le azioni dimostrative si sono svolte nel primo pomeriggio di oggi presso le filiali di Cloz e Brez in Val di Non, con l'esposizione di grandi striscioni sulle porte di ingresso e l'affissione di volantini alquanto espliciti: "Il futuo che auguri ai tuoi figli?" si legge su uno dei volantini affissi, come didascalia ad una foto che mostra un bambino armato. I carabinieri hanno raccolto i documenti di alcuni manifestanti. 

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