Nel libro "Il popolo numerato" le storie dei 160 trentini internati nel lager di Bolzano

I volti, i nomi e le storie personali dei 160 trentini internati nel lager di Bolzano sono stati riconsegnati alla memoria storica dopo più di settan'anni. L'operazione meticolosa di ricostruzione di una storia dimenticata si deve al Laboratorio di Storia di Rovereto, ed è stata raccolta in un libro, dall'evocativo titolo "Il popolo numerato" edito dalla Presidenza del Consiglio della Provincia autonomadi Trento che ne ha anche curato la pesentazione, alla vigilia delle commemorazioni del 25 aprile. Una pagina di storia a lungo tenuta nascosta, nell'Italia del Dopoguera che tendeva a guardare precipitosamente avanti, anche a causa dei delicati equilibri con la città di Bolzano. Solamente a metà degli anni '90 la città inizia a fare i conti con il  proprio passato, fino all'inaugurazione nel 2004 del Luogo della Memoria in via Resia, dove sorge  l'unico muro rimasto di quello che fu il lager di Bolzano.

Il libro è costituito da 160 schede biografiche, spesso associate ad una fotografia, che ricostruiscono la storia personale dei trentini internati, tra loro Valerio Barbacovi, numero 5068 di quel "popolo" che dà il nome al libro, presente in Sala Depero nell'incontro di presentazione del libro. Al tavolo dei relatori era presente anche Bartolomeo Costantini, procuratore della Repubblica, che aveva sostenuto la pubblica accusa nel processo contro Michael "Misha" Seifert, meglio noto come il boia del Lager di Bolzano. "Questo è un bel libro – ha osservato – anche se tratta una delle pagine più nere del fascismo e del nazismo: bello per impostazione grafica ma soprattutto per la ricchezza dei contenuti e la ricostruzione storica meticolosa della realtà e della vita degli internati del Lager di Bolzano. Costantini ha ripercorso gli anni e le lunghe ricerche che portarono all'estradizione di Seifert dal Canada, dove aveva cercato rifugio, alla fine condannato all'ergastolo perché riconosciuto colpevole di 11 omicidi. Il volume conclude un lavoro avviato nel 2009 dalla Presidenza del Consiglio provinciale sulla memoria del Trentino negli anni dell'occupazione nazista, e va ad  aggiungersi a "Il diradarsi dell'oscurità", dedicato ai trentini che presero parte alla Resistenza, e "Almeno i nomi" incentrato invece sui 202 trentini deportati in Germania.

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