Dalla Nigeria all'Italia in schiavitù e costrette a prostituirsi: quattro arresti

Un anno di indagini, partite da Bologna ma coordinate dalla DDA di Trento, hanno permesso di sgominare una banda di trafficanti di esseri umani

Costrette a prostituirsi dopo il viaggio in Italia dalla Nigeria, con la promessa di una nuova vita. E' stata sgominata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trento la banda composta da quattro persone, tra cui una coppia di richiedenti asilo, ora arrestati. L'organizzazione era attiva a Bologna (dove sono state arrestate altre 11 persone in un'operazione parallela condotta dai carabinieri a giugno, clicca qui), Viterbo, Bolzano e Merano. Altre quattro persone sarebbero latitanti. Trafficanti di esseri umani, in questo caso donne, tra i 20 ed  i 30 anni, tutte nigeriane, reclutate in patria e poi schiavizzate. 

Le indagini sono partite un anno fa quando una delle ragazze ha raccontato agli agenti della mobile di Bologna la drammatica esperienza del viaggio clandestino verso l'Italia, attraverso la Libia, con la falsa promessa di un lavoro. In quel caso gli aguzzini avevano addirittura promesso un approdo in Francia. La realtà si è rivelata ben diversa.

Per il viaggio le donne contraevano un debito che poteva arrivare fino a 30.000 euro. Il "riscatto" avveniva tramite lo sfruttamento del "lavoro" delle ragazze in Italia. Sarà oggetto di ulteriori approfondimenti l'uso che i trafficanti facevano del denaro raccolto, quasicertamente trasferito in Nigeria tramite money transfer; sembra che, in parte, questo servisse per finanziare addirittura operazioni immobiliari.

Le informazioni raccolte nel corso delle indagini raccontano di una situazione di shiavitù terribile: non solo è stato appurato come le ragazze siano state trattenute nei campi profughi di Sebhrat e Tripoli, in Libia, ma anche come, all'arrivo in Italia venissero indirizzate verso i centri di prima accoglienza solamente per sbrigare la burocrazia di rito e poi segregate in appartamenti controllati direttamente dall'organizzazione criminale.

Il viaggio era dunque seguito dai trafficanti in ogni sua fase, non si tratta di donne arrivate in Italia spontaneamente e poi costrette a prostituirsi. Quello messo in atto dagli aguzzini è un vero e proprio "reclutamento" attuato con inganni e minacce. Una delle ragazze sarebbe stata letteralmente "venduta", per estinguere  il debito, ad un cittadino austriaco, con l'intento di farla prostituire oltre il Brennero.

Una condizione di sudditanza fisica e psicologica, instaurata tramite continue minacce di morte e riti di tipo voo-doo, ovvero minacce "a distanza" nei confronti dei familiari delle ragazze, con una forte valenza psicologica per la cultura di provenienza delle donne. I reati contestati sono sfruttamento della prostituzione, sequestro e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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