Traffico di esseri umani dall'Iraq all'Europa: sessanta indagati

Ingresso illegale di circa 1500 clandestini, anche minorenni, in Italia, per un giro d'affari di 12 milioni di euro l'anno. Questi i risultati di una operazione coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Trento

Ingresso illegale in Europa di 1563 clandestini, anche minorenni, per un giro d'affari stimato in 12,4 milioni di dollari l'anno. Questi i risultati di una vasta operazione - chiamata "Iskandar" - coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Trento, che ha portato ad iscrivere 62 persone sul registro degli indagati: sarebbero legati ad una organizzazione criminale transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Al centro dell'indagine, condotta dai carabinieri del Ros in collaborazione con l'Europol e gli investigatori tedeschi e greci, degli iracheni di etnia curda e dei magrebini, che avrebbero gestito direttamente il trasferimento dei clandestini dalle regioni settentrionali dell'Iraq fino all'Europa e all'Italia.

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I migranti pagavano fino ad 8 mila dollari a testa solo per lasciare l'Iraq. Poi altro denaro, scambiato con il meccanismo dell'hawala banking, passava di mano ad ogni ulteriore spostamento. Viaggi della speranza che avvenivano via camion (Iraq-Iran-Siria-Turchia-Grecia), via mare (attraverso l'Adriatico, poi sbarchi in Italia a Bari, Venezia, Taranto e Ancona) e con trasporti aerei (Francia, Grecia, Svezia ed Italia). La destinazione finale dei clandestini era però la Germania. C'erano strutture organizzate in molti paesi europei, dove i migranti venivano in qualche modo accolti e quindi smistati come pacchi da una parte e dall'altra. Sessantadue le perquisizioni, di cui 13 in Grecia, 7 in Germania e 42 in Italia. Sequestrati complessivamente 500 mila euro (di cui 367 mila in Grecia, il resto in Italia). Tre le persone arrestate. L'operazione è nata da un controllo fatto al valico del Brennero nel 2008, quando a bordo di un camion vennero trovate delle persone che stavano entrando illegalmente in Italia. Ad occuparsi del caso la procura di Trento, la cui sezione investigativa antimafia (di cui è responsabile il pm Davide Ognibene) aveva la competenza territoriale per procedere.

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