Operaio morto per il caldo: era idoneo, locali climatizzati. SBM: "Com'è possibile?"

Il sindacato di base convoca un'assemblea: "Valuteremo insieme ai lavoratori azioni di lotta"

Sulla morte di Michele Demattè, dipendente Unifarm, il sindacato SBM vuole andare fino in fondo. "Abbiamo atteso volutamente dieci giorni, per capire come sia stata possible una morte così assurda e soprattutto per comprendere appieno le reazioni della direzione aziendale e delle rappresentanze sindacali ufficialmente riconosciute", si legge in  una nota, nella quale si annunciano la richiesta di un'assemblea all'interno dell'azienda per raccogliere più informazioni possibile, da parte dei colleghi dell'operaio, deceduto per un colpo di calore sul posto di lavoro.

L'autopsia, disposta dall'Ispettorato, ha confermato che la causa del decesso, avvenuto all'ospedale S. Chiara, è stata un colpo di calore accusato mentre Demattè si trovava in azienda, dove è stato trovato privo di sensi da un collega, a fine turno. Dall'altra parte l'azienda ha dichiarato che il dipendente "era stato sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto, anche recentemente, idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale". 

Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro l'azienda ha dichiarato che l'operaio "svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati". Si tenga conto che il tragico episodio è avvenuto nei giorni più caldi di questa estate 2019, con temperature fuori dalla norma per il periodo, ai massimi storici mai registrati in Trentino. Allora com'è possibile che sia deceduto per un colpo di calore? E' quanto si domanda il sindacato di base, che ha intenzione di organizzare una raccolta fondi a sostegno della famiglia di Michele Demattè e di "valutare iniziative di lotta a tutela della salute e della vita di tutti i lavoratori e le lavoratrici Unifarm". 

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