Giacomo, un trentino a Parigi, dopo le fiamme a Notre Dame: "Ho capito di essere parigino"

Trentino, da quattro anni nella capitale francese come ricercatore. Dopo le fiamme ha scritto: "Oggi sento di essere diventato parigino"

foto di Giacomo Gilmozzi

Un trentino a Parigi, impotente come i parigini, di fronte al fuoco che brucia uno dei monumenti storici più famosi al mondo, cuore della città. Giacomo Gilmozzi, nella capitale francese come ricercatore di filosofia politica all'Institut de Recherche et d'Innovation du Centre Pompidou, affida a facebook le sue riflessioni. Anche in Trentino le foto della cattedrale divorata dalle fiamme hanno fatto il giro del web. Lui era lì, è lì anche l'indomani, sarà lì il giorno dopo e quello dopo ancora. In una città che sembra essere quasi sbilanciata, dopo aver subìto un danno fisico e morale al suo baricentro. Ora al centro della città c'è un vuoto, da ricostruire.

"Oggi a Parigi ci si spia negli occhi, e con compassione reciproca diciamo silenziosamente "Lo so. Ma non ci credo ancora". Il cuore geografico e urbanistico della città ieri era in fiamme, e molti in lacrime. Impotenti di fronte a uno spettacolo così assurdo ci si limitava a commentare a bassissima voce con profonda tristezza - scrive Giacomo -  Stamattina le battute e le risate ci sembravano ingiuste, come il giorno dopo Charlie Hebdo, come il giorno dopo del Bataclan. E' il dramma di vivere i rendez-vous più assurdi tra Parigi e la sua storia".

Giacomo a Trento è nato e cresciuto, ci torna quando può. E' a parigi da quattro anni e mezzo ma solo un evento di questa portata gli fa dire: "Ieri ho finalmente capito di essere un parigino. Adottato, certo. Notre Dame era (e speriamo sarà di nuovo) molto di più di un tempio religioso, di un simbolo cattolico o francese. Era il simbolo della Storia e quindi della Cultura, citata sempre meno nei discorsi pubblici e di cui tanto avremmo bisogno per far fronte alla possibile minaccia fascio-populista. Notre Dame era, e tornerà ad essere un giorno, il cuore di Parigi, e quindi dei suoi abitanti, di qualsiasi religione e nazionalità".

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