Due bimbe al giudice: "Vogliamo stare più tempo con la mamma"

Due bambine di Levico Terme, in provincia di Trento "contese" dai genitori e che, da marzo 2010, sono state affidate ai Servizi sociali della "Comunità Valsugana e Tesino" e "collocate" presso la residenza del padre

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Nadia Milliery Ognibene

"Non abbiamo mai capito il motivo del poco tempo che possiamo passare con la mamma."

Anche le parole di un minore hanno il loro peso, andrebbero comprese e ascoltate. Non è così, ormai, da tempo, per due bambine di Levico Terme, in provincia di Trento "contese" dai genitori e che, da marzo 2010, sono state affidate ai Servizi sociali della "Comunità Valsugana e Tesino" e "collocate" presso la residenza del padre.

Una situazione che con il tempo è andata peggiorando e che lo scorso 14 dicembre ha portato la madre, C.D.,a depositare una querela presso la Procura di Trento, nei confronti di R.A., l'assistente sociale che segue il loro caso, per minacce, violenza privata e diffamazione, dopo che una delle figlie, che chiameremo Maria, di 12 anni, si era rifiutata di tornare a casa dal padre.

Ma veniamo ai fatti. Lo scorso 7 dicembre, Maria chiede alla madre di poter rimanere a casa con lei. A nulla servono le insistenze dei genitori stessi e dell'educatrice presente per farle cambiare idea; così la bambina, in accordo con i servizi sociali, rimane a casa della madre.

Dopo 3 giorni, la donna si presenta presso i Servizi sociali ma l'assistente sociale di riferimento, R.A. è in ferie. La sostituta stabilisce che malgrado l'accaduto, tutto sia regolare e che entrambe le bambine possono continuare ad incontrare la madre, per 7 ore a settimana, come erano solite fare. Ma dopo poche ore, arriva, inaspettato, il contrordine. R.A., infatti, decide non solo di sospendere gli incontri ma anche le telefonate tra la madre e le figlie.

Una decisione non condivisa dalla piccola Maria che si impunta e vuole essere ascoltata. Richiesta, che pochi giorni prima aveva espresso anche per scritto, mandando una lettera al Giudice che segue la vicenda, e nella quale diceva: "Caro Signor Giudice, è da tanto tempo che diciamo a papà, mamma, psicologi, assistenti sociali, educatori…che vorremmo stare più tempo con la mamma. Così visto che dopo tre anni le cose sono cambiate ben poco e non nella maniera desiderata vorrei chiederle se per Santa Lucia o per Natale al posto dei regali ci potrebbe portare un aumento delle ore con la mamma e di poter stare metà tempo con la mamma e metà con il papà. Speriamo che accolga la nostra richiesta anche perché non abbiamo mai capito il motivo del poco tempo che possiamo passare con la mamma. Con lei ci divertiamo tanto e facciamo belle attività (découpage, lavoretti…)".

Parole cadute nel vuoto ma che Maria ha voluto ribadire il 10 dicembre quando, seguendo le istruzioni dei Servizi sociali, il padre è andato a riprenderla a casa della mamma, con metodi, a detta di quest'ultima "autoritari e ricattatori" e che, pertanto, hanno condotto D.C. a chiamare le forze dell'ordine,"per cercare di risolvere la situazione" visto che Maria, che già in mattinata aveva avuto un leggero malore, si stava nuovamente sentendo male.

Alla presenza delle Autorità, davanti al padre e alla madre, Maria ha chiamato l'assistente sociale R.A che in quel frangente, inconsapevole che il telefono fosse in viva voce, l'avrebbe minacciata con le seguenti parole: "O torni a casa con il papà o io devo prendere la decisione di metterti in collegio. Il giudice sapendo questa cosa fa del male a te, alla Giulia e alla mamma. …Allora vuoi andare in un istituto che sarebbe un luogo alternativo al carcere e non vedere più la mamma…" oltre a offendere la madre stessa.

"Invece di aiutare una bambina che chiede semplicemente di essere ascoltata - sottolinea il legale della madre, l'avvocato Francesco Miraglia del Foro di Modena - assistiamo increduli ad una presa di posizione di un adulto, in questo caso l'assistente sociale, che invece di aiutare questa bambina, la minaccia, la mette in difficoltà, non svolgendo quindi il compito che invece dovrebbe avere cioè quello di aiutarla, sostenerla. E' evidente che Maria richiedeva semplicemente di vivere in un clima sereno come d'altronde ribadiva nella lettera inviata al giudice nella quale affermava: "Ci manca tanto la mamma anche se stiamo bene con il papà, ci piacerebbe avere dei genitori normali come tutti senza dover stare sempre negli orari. Ogni tanto ci arrabbiamo con l'assistente sociale, lei, perché non ci sembra di essere ascoltate. Per questi motivi vorremmo chiedere di incontrarla e di poter parlarne a voce. Grazie, per aver letto questa lettera a presto".

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