Tagli al sistema dell'accoglienza in Trentino, manifestazione in piazza Dante

Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uil hanno organizzato oggi un presidio davanti alla sede del Consiglio provinciale in Piazza Dante a Trento contro i tagli al sistema di accoglienza trentino

Foto dalla pagina Fb "Il tuo lavoro"

Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uil hanno organizzato oggi un presidio davanti alla sede del Consiglio provinciale in Piazza Dante a Trento contro i tagli al sistema di accoglienza trentino. La manifestazione - a cui hanno aderito cittadini, associazioni e studenti - è nata dalla decisione della Giunta provinciale di ridimensionare il Cinformi ed in generale il sistema dell'accoglienza: da aprile a ottobre verrà gradualmente chiuso il 50% degli uffici del Centro informativo per l'immigrazione, ed entro pochi mesi sarà chiuso il centro profughi di Marco. Dal primo gennaio è prevista la soppressione dei corsi d'italiano, da febbraio la riduzione del servizio di supporto psicologico e dal primo aprile arriverà lo stop al servizio di orientamento all'impiego: un taglio di almeno cento posti di lavoro.

"Le motivazioni sono che questi tagli produrranno inevitabilmente la perdita di posti di lavoro in un sistema che era il fiore all'occhiello della Provincia, e quindi il secondo problema è che il sistema dell'accoglienza verrà mano a mano polverizzato. Un sistema che era invidiato da tutta Italia, che aveva un indotto sul territorio importante e che consentiva di mantenerlo sicuro", spiegano i sindacati. Anche il consiglio dell’Ordine regionale degli assistenti sociali ha espresso preoccupazione per il ridimensionano di attività, risorse umane e materiali destinate al Cinformi. La presidente, Angela Rosignoli, si dice preoccupata per le ripercussioni di politiche che andranno a gravare sui servizi pubblici, già oberati, con il rischio di moltiplicare emarginazione ed esclusione sociale.

"I tagli - hanno detto i manifestanti - colpiscono i migranti e avranno pesanti riflessi sui lavoratori trentini con decine di licenziamenti". "Senza assistenza per imparare l'italiano o per l'orientamento al lavoro - aggiungono i sindacati - aumenteranno le difficoltà del migrante per rapportarsi con gli enti pubblici e privati del territorio: quindi maggiori code al pronto soccorso o quelle in un qualsiasi ufficio perché il migrante non conosce una certa procedura o non sa come muoversi. E quindi maggiore marginalità, esclusione,insicurezza sociale". I sindacati chiedono che "l'Autonomia trentina operi davvero per la sicurezza, come quella altoatesina, non solo per mantenere il sistema virtuoso di integrazione che conosciamo in regione, ma anche per la piena occupazione dei lavoratori operanti nel sistema di accoglienza". Intanto tra gli enti di assistenza sociale e sanitaria c’è preoccupazione per il raddoppio dell’Ires, imposta sul reddito, dal 12 al 24% deciso dal governo per correggere i saldi della manovra. A temere sono soprattutto le realtà più piccole di un settore che in Trentino conta 3.500 associazioni. I manifestanti non sono stati accolti in Consiglio perché - lo ha spiegato il presidente dell'aula Walter Kaswalder al consigliere del Pd Alessio Manica - non è pervenuta all'ufficio di presidenza nessuna richiesta formale. Nessuna chiusura all'ascolto, ha precisato ancora Kaswalder, ma anzi disponibilità all'incontro, come avvenuto nel caso di Sait.

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