Bimba morta di malaria: due inchieste in corso, ecco cosa sappiamo

Come la piccola Sofia possa aver contratto una malattia debellata in Italia dagli anni '50 è ancora un mistero. Tenteranno di far luce sulla vicenda i medici di tre regioni, i NAS e gli esperti del Ministero

Ci sono due inchieste distinte, aperte dalle Procure di Trento e di Brescia, sul caso letale di malaria che ha colpito Sofia Zago, una bimba trentina di 4 anni morta in ospedale a Brescia, caso che ha dell'incredibile. E' ancora un mistero come la piccola possa aver contratto la malattia, debellata in Italia dagli anni '50, ma gli esami  non lasciano dubbi: si tratta di Plasmodium Falciparum, la forma più aggressiva, trasportata da una "zanzara vettore" che in Italia non esiste più.

Le ipotesi in campo

Le ipotesi finora aperte sono diverse, possiamo riasumerle in quattro categorie: una zanzara vettore potrebbe essere stata trasportata inconsciamente da un viaggiatore di ritorno da un Paese tropicale, un fenomeno conosciuto come "malaria da aeroporto", poichè alcuni casi si sono verificati, non in Italia, in persone che abitano in prossimità di aeroporti. La zanzara può vivere però anche diversi giorni quindi potrebbbe essere stata trasportata, in linea teorica, da qualsiasi aeroporto italiano.

Potrebbe trattarsi del primo caso di Falciparum trasportato nelle ghiandole salivali di una zanzara autoctona oppure del primo caso di zanzara Anopheles presente in Italia dagli anni '50  ad oggi. In entrambi i casi, per quanto riguarda queste ultime due ipotesi, si tratterebbe di un'assoluta novità.

Non si esclude che la piccola possa aver contratto la malattia in ospedale, lo ha ribadito anche il ministro Lorenzin, e questa è l'ipotesi più grave. Esperti ministeriali e medici di tre Aziende sanitarie (trentina, veneta e lombarda) sono al lavoro per scongiurare quest'ultima ipotesi.

La bimba ricoverata tre volte in agosto

La piccola Sofia è stata infatti ricoverata in tre ospedali ad agosto. Il 13 agosto, mentre la famiglia si trovava in vacanza in un campeggio di Bibione, sulla riviera veneta, è stata portata all'ospedale di Portogruaro per una patologia diabetica, dove è rimasta tre giorni. Raniero Guerra, a capo del team di esperti inviato dal Ministero a Trento, non esclude una possibilità di contagio proprio a Bibione, quindi prima del ricovero in ospedale a Portogruaro, essendo i tempi dell'incubazione compatibili con quelli della vacanza sulla riviera veneta.

"La mattina del 16 agosto, su richiesta dei familiari è stata trasferita all’ospedale di Trento per continuare le cure. Al momento della dimissione non erano presenti sintomi riconducibili a malattie infettive" si legge in una nota dell'Ulss veneta. Nello stesso reparto del S. Chiara, ma non nella stessa stanza, si trovavano ricoverati due bambini, nati in Italia da genitori originari del Burkina Faso, che avevano contratto la malaria durante un viaggio nella madrepatria.

Il contagio da persona a persona è impossibile, l'ipotesi di un contagio attraverso siringhe o altra attrezzatura ospedaliera lo è quasi altrettanto, visto che si tratta di strumenti mono-uso. E' questa, chiaramente, l'ipotesi che spaventa di più e perciò la prima da verificare. Potrebbe trattarsi di una terribile, fuorviante, coincidenza; coincidenza che però non si può omettere volendo fornire un'informazione completa sul caso.

Inutile (o forse no) dire che il tema immigrazione non c'entra nulla: i due bambini potrebbero benissimo essere italiani (e di fatto praticamente lo sono, essendo nati qui) di ritorno da una vacanza in Africa, o in un altro Paese tropicale, asiatico o sudamericano. I casi di italiani che contraggono la malaria all'estero sono circa 700 all'anno. L'Ordine dei Giornalisti ha già rivolto un messaggio di ammonimento nei confronti dei quotidiani Libero ed Il Tempo usciti oggi in edicola con titoli sensazionnalistici sul rapporto tra contagio ed immigrazione.

La diagnosi al S. Chiara poi la  corsa a Brescia

Successivamente, sabato 2 settembre, la bambina è stata nuovamente ricoverata in Pediatria al S. Chiara. I dolori, mal di testa e difficoltà respiratorie, non accennavano a placarsi. La diagnosi è stata eseguita nell'ospedale trentino: malaria. La rapidità nell'identificare la malattia, e la corsa all'ospedale di Brescia, in un reparto di rianimazione pediatrica all'avanguardia, purtroppo non sono bastate a salvarla. Ora, oltre al dolore della famiglia attorno alla quale si stringe tutta la comunità trentina, restano incognite che spaventano e che troveranno, forse, una risposta solamente dopo lunghe ed approfondite analisi. 

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