Malaria: altri 4 casi, ma solo 2 utili all'inchiesta sulla morte di Sofia

Si tratta di un bambino di 8 anni di Trento ricoverato in Pediatria e di una donna di 36 della Valsugana ricoverata nella struttura semplice di Malattie infettive

Altri due casi di malaria curati a Trento nel corso dell’estate sono al centro delle indagini della Procura di Trento avviate dopo la morte della piccola Sofia Zago. Nel frattempo i carabinieri del Nas hanno fatto un sopralluogo nel campeggio di Bibione dove la famiglia della bimba fu ospite dal 5 al 13 agosto, senza rilevare irregolarità.

Gli ulteriori pazienti di malaria “transitati” dal Santa Chiara, emersi da un approfondimento dell’inchiesta, sono stati in realtà quattro, ma solo due sono di interesse ai fini investigativi perché riguardanti lo stesso genere di plasmodium malarico, il “falciparum”, che colpì la bambina trentina (e le sorelline del Burkina Faso ricoverate assieme a lei). Si tratta di un bambino di 8 anni di Trento ricoverato in Pediatria e di una donna di 36 della Valsugana ricoverata nella struttura semplice di Malattie infettive, che si sono recati in Africa in ferie o hanno avuto contatti con persone che vi erano state di recente. Entrambi sono stati trattenuti per i 4-5 giorni di ricovero necessari a svolgere gli accertamenti di questo tipo, poi sono stati dimessi.

Il Nas ha acquisito anche le loro cartelle cliniche e ha inviato i vetrini relativi all’Istituto di medicina legale di Verona per risalire al ceppo del plasmodio, come avvenuto per le sorelline africane. Gli altri due casi riguardano un uomo di 46 anni, di Trento che aveva contratto però la malaria di un genere diverso (plasmodium “Vivax”), e quello di un volontario trentino in Africa che non era stato ricoverato ma si era recato per un semplice controllo in pronto soccorso.

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